Ma lei – chiede il giornalista – si aspetta una revisione della legge? «È auspicabile. È un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti, il progresso scientifico e tecnologico in materia di vita umana. I legislatori da sempre si confrontano doverosamente con queste scoperte per formulare leggi che sempre meglio rispettino, difendano e promuovano la vita umana, in tutte le sue forme e fasi. L’auspicio è che questo possa realizzarsi anche ora».
card. Angelo Bagnasco, 04 gennaio 2008
Non ho alcuna difficoltà ad accettare un serio dibattito che miri ad aggiornare la legge 194 alla luce dei progressi tecnici raggiunti nel corso degli ultimi decenni . Se – lo dicono gli esperti – si riesce a rendere possibile la sopravvivenza di un feto fuori dall’utero materno fin dalla ventunesima settimana gestazionale in poi mi pare ragionevole rivedere alcuni parametri della legge (anche se sono dell’avviso che qualsiasi decisione della donna riguardo al suo corpo debba essere sempre libera ed incondizionata).
Se, però, si ammette – e i chierici, a leggere le dichiarazioni che fanno, lo ammettono – che sia doveroso rivedere una legge sotto la luce del «progresso scientifico e tecnologico in materia di vita umana» è altrettanto non dico doveroso ma coerente non porre alcuna obiezione all’uso di strumenti tecnici (più o meno evoluti) il cui uso renderebbe meno dolorosa e cruenta se non addirittura inutile la pratica dell’aborto al di sotto di quel (nuovo) limite legislativo. Mi riferisco – l’avete certamente intuito – all’uso della Ru486 e del preservativo che i furbetti al soldo di Ratzinger – mi pare di poterlo affermare senza paura d’essere smentito – tenacemente ostacolano. È questione, per quel che mi riguarda, di coerenza. Perché altrimenti mi sento – ma spero di non esser l’unico – preso per il culo.
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