non chiamatela moratoria…

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Moratoria – lo dice De Mauro, mica io – è una «sospensione a tempo indeterminato, sancita da organismi internazionali, di attività che siano oggetto di controversia politica» ovvero – non per essere irriguardosi nei confronti dell’illustre linguista, ma per chiarire un tantino il concetto ché, come si diceva un tempo, repetita iuvant – con la moratoria si chiede ai governi o ad altri enti e organizzazioni – solitamente in nome di un principio – di astenersi (moratoria viene da moratus che è il participio passato di moratori ovvero indugiare) da una loro pratica o abitudine. Se, quindi, l’ONU chiede la moratoria delle esecuzioni capitali, sta dicendo agli Stati ne più ne meno che la pena di morte è sbagliata e che dovrebbero – gli Stati che la praticano, dico – considerare l’idea di rinunciare ad applicarla. Gli Stati, a loro volta, in piena libertà possono decidere se accettare di astenersi o meno. Nel primo caso siamo tutti contenti, altrimenti… nisba.
Chiedere una moratoria degli aborti non é, assolutamente, la stessa cosa di chiedere una moratoria contro la pena di morte ché – spero ne converrete – un conto è discutere su una pratica imposta per legge altra cosa, invece, è chiedere ad un individuo di rinunciare (ché la legge non impone mica di abortire) ad un proprio diritto, in nome – si badi – di valori tuoi, non suoi. Quella di Ferrara è quindi – legittima e sacrosanta , si badi – propaganda politica di stampo clericofascista (altro che laica) – il classico sgambetto ideologico tanto caro all’elefantino – ma non è assolutamente una moratoria. Punto.

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3 commenti

  1. Pubblicato 10 Gennaio 2008 alle 12:07 | Permalink

    Non condivido l’aborto, ma ci sono dei casi dove forse, è la soluzione migliore.
    Se fossi una donna … se subissi un abuso … se da questo mi riscoprissi gravida … non sono certo che vorrei portarlo alla luce … vorrei continuare a poter scegliere.

  2. Pubblicato 10 Gennaio 2008 alle 12:17 | Permalink

    Non condivido l’aborto

    il punto è tutto qui: essere a favore della legge 194 non vuol dire essere abortisti (nel senso di praticare gli aborti); vuol dire, ne più e ne meno, essere disposti ad accettare un principio di libertà e di scelta.

  3. Pubblicato 15 Gennaio 2008 alle 16:53 | Permalink

    Sull’argomento ci sono due interviste: a Chiara Lalli e Mauro Suttora sull’ultimo numero di LibMagazine

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