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	<title>Commenti a: dieci anni fa&#8230;</title>
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	<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 19:19:38 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Biagio</title>
		<link>http://www.raucci.net/2008/01/13/dieci-anni-fa/#comment-6132</link>
		<dc:creator>Biagio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 20:16:46 +0000</pubDate>
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		<description>Lascia perdere il tono e il mio astio: tranquilla che non mi sono arrabbiato.</description>
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		<title>Di: gibo</title>
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		<dc:creator>gibo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 16:39:08 +0000</pubDate>
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		<description>Erudito com'è speravo in una semplice bibliografia. Scusi se l'ho fatta arrabbiare. Ma non ci davamo del tu? 
Ho parlato di natura, riprendendo Ormando, non di Dio o Chiesa o di nuocere a qualcuno. L'autodeterminazione è libera scelta o natura? E' questo che non mi è chiaro. Mi hai frainteso. 
Ho un amico omosessuale e una bisessuale, le posso assicurare che non mi scandalizzano e che voglio loro molto bene...Non ho amici pedofili...credo.
Era solo per confrontarmi. Non c'entra il mio essere credente..davvero. 
Ps. è proprio in astio con il Papa e la Chiesa, li vede dappertutto...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Erudito com&#8217;è speravo in una semplice bibliografia. Scusi se l&#8217;ho fatta arrabbiare. Ma non ci davamo del tu?<br />
Ho parlato di natura, riprendendo Ormando, non di Dio o Chiesa o di nuocere a qualcuno. L&#8217;autodeterminazione è libera scelta o natura? E&#8217; questo che non mi è chiaro. Mi hai frainteso.<br />
Ho un amico omosessuale e una bisessuale, le posso assicurare che non mi scandalizzano e che voglio loro molto bene&#8230;Non ho amici pedofili&#8230;credo.<br />
Era solo per confrontarmi. Non c&#8217;entra il mio essere credente..davvero.<br />
Ps. è proprio in astio con il Papa e la Chiesa, li vede dappertutto&#8230;</p>
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		<title>Di: Biagio</title>
		<link>http://www.raucci.net/2008/01/13/dieci-anni-fa/#comment-6125</link>
		<dc:creator>Biagio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 04:46:15 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;vorrei leggere qualcosa in proposito, grazie.&lt;/blockquote&gt;
Chiariamoci subito: questo è un blog non è un jukebox.
La sua domanda, cara la mia &lt;strong&gt;gibo&lt;/strong&gt;, è capziosa. Con quel "e la pedofilia" lei vorrebbe introdurre il parallelismo – tanto caro a molti servi papalini – tra &lt;strong&gt;omosessualità&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;pedofilia&lt;/strong&gt;: serve quando si tratta di discriminare gli omosessuali laici, e serve quando si tratta di trovare attenuanti ai chierici pedofili. La pedofilia, come lei ben sa, &lt;b&gt;non è&lt;/b&gt; questione di mero scandalo, vuoto di violenza e di vittima: ci sarebbe il dettagliuzzo della giustizia civile. Metto da parte quindi qul "&lt;em&gt;e la pedofilia&lt;/em&gt;", fingo che non sia stato scritto, e passo a rispondere al suo commento.
C'è – lo accennavo prima – un elemento di notevole importanza dottrinaria che fa sentire la Chiesa nel diritto e nel dovere di interferire &lt;strong&gt;nell’autodeterminazione degli individui&lt;/strong&gt; per ciò che attiene a scelte contrarie al magistero morale, anche quando queste scelte abbiano conseguenze che paiano &lt;b&gt;unicamente limitate alla sfera personale&lt;/b&gt; (la bisessualità, la transessualità – spero ne converrà– sono scelte personali che non nuocciono a nessuno al pari, tanto per intenderci, d'indossare il tanto a voi caro cilicio): &lt;b&gt;lo scandalo&lt;/b&gt;. Voi cattolici credenti siete &lt;strong&gt;ossessionati dallo scandalo&lt;/strong&gt; al punto tale da chiedere a chi fa scandalo di appendersi una macina al collo e di gettarsi a mare («Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare» &lt;i&gt;Mat. 18,6&lt;/i&gt; ). Lo scandalo – cito il Catechismo (2284-2287) – è una mancanza di «rispetto all’anima altrui»; «è l’atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male»; «attenta alla virtù e alla rettitudine»; «può trascinare il proprio fratello alla morte spirituale».
Il mio peccato, per dirla in altri termini, non solo ha l'effetto di rendermi peccatore (il che, chiaramente, autorizzerebbe tutti noi a dire «cazzi miei!»), ma &lt;strong&gt;di indurre in tentazione il mio prossimo&lt;/strong&gt; (e qui mi sento autorizzato a dire: «cazzi vostri!»): la Chiesa si sente nel diritto e nel dovere di criticarlo ché un tal lazzarone attenta alla salvezza delle anime del suo gregge.
Posso peccare, è ovvio, ma il mio peccato non dev’essere assolutamente pubblico, non deve fare scandalo. Tanto meglio, dunque, se è la legge dello Stato a vietarmelo, o a scoraggiarmi dal praticarlo, o almeno a consigliarmi (con le buone o le cattive non fa differenza per la Chiesa) di tenerlo celato a tutti: il peggio del peggio, per la Chiesa, è quando la legge dello Stato mi consente di peccare e di esibire il mio peccato pubblicamente (leggasi &lt;em&gt;aborto&lt;/em&gt;).
È il caso (anche) dell’omosessualità: praticarla è peccato mortale (sesto comandamento), ma l’omosessuale che ne renda pubblica la pratica incorre nell’aggravante dello scandalo, e lo Stato gli si fa complice se non la discrimina rispetto alla pratica sessuale che la Chiesa considera “naturale”, dunque informata dal disegno divino. 
«Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall’opinione pubblica»: questo fa sentire la Chiesa nel diritto e nel dovere di fare ingerenza non solo nel meccanismo legislativo di uno Stato laico, ma &lt;strong&gt;in ogni processo culturale&lt;/strong&gt; che possa segnare uno scollamento dal profilo antropologico che accetta la Chiesa come &lt;i&gt;mater et magistra&lt;/i&gt;. Se pubblico, il peccato chiama peccato, e questo è considerato inammissibile, perché mette in serio pericolo secoli e secoli di &lt;strong&gt;controllo pieno e assoluto&lt;/strong&gt; della Chiesa sulle coscienze e sui corpi degli individui, con la minaccia che è la più pericolosa per un sistema antropologico che dichiara come fine “&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25051995_ut-unum-sint_it.html" rel="nofollow"&gt;ut unum sint&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;”: l’esempio vivente che per ogni scelta esistono opzioni diverse e ciascun individuo è chiamato a decidere, se vuole, liberamente e responsabilmente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>vorrei leggere qualcosa in proposito, grazie.</p></blockquote>
<p>Chiariamoci subito: questo è un blog non è un jukebox.<br />
La sua domanda, cara la mia <strong>gibo</strong>, è capziosa. Con quel &#8220;e la pedofilia&#8221; lei vorrebbe introdurre il parallelismo – tanto caro a molti servi papalini – tra <strong>omosessualità</strong> e <strong>pedofilia</strong>: serve quando si tratta di discriminare gli omosessuali laici, e serve quando si tratta di trovare attenuanti ai chierici pedofili. La pedofilia, come lei ben sa, <b>non è</b> questione di mero scandalo, vuoto di violenza e di vittima: ci sarebbe il dettagliuzzo della giustizia civile. Metto da parte quindi qul &#8220;<em>e la pedofilia</em>&#8220;, fingo che non sia stato scritto, e passo a rispondere al suo commento.<br />
C&#8217;è – lo accennavo prima – un elemento di notevole importanza dottrinaria che fa sentire la Chiesa nel diritto e nel dovere di interferire <strong>nell’autodeterminazione degli individui</strong> per ciò che attiene a scelte contrarie al magistero morale, anche quando queste scelte abbiano conseguenze che paiano <b>unicamente limitate alla sfera personale</b> (la bisessualità, la transessualità – spero ne converrà– sono scelte personali che non nuocciono a nessuno al pari, tanto per intenderci, d&#8217;indossare il tanto a voi caro cilicio): <b>lo scandalo</b>. Voi cattolici credenti siete <strong>ossessionati dallo scandalo</strong> al punto tale da chiedere a chi fa scandalo di appendersi una macina al collo e di gettarsi a mare («Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare» <i>Mat. 18,6</i> ). Lo scandalo – cito il Catechismo (2284-2287) – è una mancanza di «rispetto all’anima altrui»; «è l’atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male»; «attenta alla virtù e alla rettitudine»; «può trascinare il proprio fratello alla morte spirituale».<br />
Il mio peccato, per dirla in altri termini, non solo ha l&#8217;effetto di rendermi peccatore (il che, chiaramente, autorizzerebbe tutti noi a dire «cazzi miei!»), ma <strong>di indurre in tentazione il mio prossimo</strong> (e qui mi sento autorizzato a dire: «cazzi vostri!»): la Chiesa si sente nel diritto e nel dovere di criticarlo ché un tal lazzarone attenta alla salvezza delle anime del suo gregge.<br />
Posso peccare, è ovvio, ma il mio peccato non dev’essere assolutamente pubblico, non deve fare scandalo. Tanto meglio, dunque, se è la legge dello Stato a vietarmelo, o a scoraggiarmi dal praticarlo, o almeno a consigliarmi (con le buone o le cattive non fa differenza per la Chiesa) di tenerlo celato a tutti: il peggio del peggio, per la Chiesa, è quando la legge dello Stato mi consente di peccare e di esibire il mio peccato pubblicamente (leggasi <em>aborto</em>).<br />
È il caso (anche) dell’omosessualità: praticarla è peccato mortale (sesto comandamento), ma l’omosessuale che ne renda pubblica la pratica incorre nell’aggravante dello scandalo, e lo Stato gli si fa complice se non la discrimina rispetto alla pratica sessuale che la Chiesa considera “naturale”, dunque informata dal disegno divino.<br />
«Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall’opinione pubblica»: questo fa sentire la Chiesa nel diritto e nel dovere di fare ingerenza non solo nel meccanismo legislativo di uno Stato laico, ma <strong>in ogni processo culturale</strong> che possa segnare uno scollamento dal profilo antropologico che accetta la Chiesa come <i>mater et magistra</i>. Se pubblico, il peccato chiama peccato, e questo è considerato inammissibile, perché mette in serio pericolo secoli e secoli di <strong>controllo pieno e assoluto</strong> della Chiesa sulle coscienze e sui corpi degli individui, con la minaccia che è la più pericolosa per un sistema antropologico che dichiara come fine “<em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_25051995_ut-unum-sint_it.html" rel="nofollow">ut unum sint</a></em>”: l’esempio vivente che per ogni scelta esistono opzioni diverse e ciascun individuo è chiamato a decidere, se vuole, liberamente e responsabilmente.</p>
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		<title>Di: gibo</title>
		<link>http://www.raucci.net/2008/01/13/dieci-anni-fa/#comment-6123</link>
		<dc:creator>gibo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 14:02:45 +0000</pubDate>
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		<description>Una cosa non mi è chiara. Anche la bisessualità, la transessualità e la pedofilia sono figlie della natura o solo l'eterosessualità? vorrei leggere qualcosa in proposito, grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosa non mi è chiara. Anche la bisessualità, la transessualità e la pedofilia sono figlie della natura o solo l&#8217;eterosessualità? vorrei leggere qualcosa in proposito, grazie.</p>
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