Daily Archive for gennaio 23rd, 2008

senso di responsabilità…

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La supposta sentenza di Voltaire, nella sua variante più cruenta – sono disposto a battermi fino alla morte perché tu possa esprimere le tue idee, benché io non le condivida – è stata (a volte a sproposito) stra-citata nell’ultimo periodo nella nostra pubblica conversazione. Capita – non sempre, per fortuna – che le massime di grandi pensatori escano dalla loro naturale conca d’appartenenza per essere smerciate a basso prezzo e quasi sempre (almeno in questo caso è vero) chi le ripete non pensa seriamente al loro significato magari perché ritiene (sbagliando) che le parole non vadano prese sul serio. Pensare che ci siano persone disposte a morire non dico per difendere il diritto d’opinione dei loro avversari ma per qualsiasi cosa in un clima come quello che pervade lo scenario attuale è così assurdo che mette allegria e non può, a pensarci, che farci scappare una grassa risata. Come quando si sentono i nostri politici parlare di senso di responsabilità per il paese.

con estrema cortesia…

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In greco λαός significa genericamente popolo. Da cui, λαικός, «del popolo», e il latino laicus, con cui s’intendeva nel medioevo il credente minuto, in quanto separato o diverso dagli eclesiastici. Dice a tal riguardo il De Mauro: lài|co agg., s.m. 〜 1 agg., s.m., che, chi non appartiene al clero; che, chi non ha alcun grado nella gerarchia della Chiesa cattolica. 2 agg., che non dipende dal clero; che è formato da persone appartenenti allo stato laicale: associazione, confraternita laica. 3 s.m., religioso non ordinato sacerdote, che all’interno di una comunità monastica svolge spec. attività manuali e profane; anche agg.: frate, fratello l. 4 agg., improntato, ispirato ai principi e agli ideali del laicismo: pensiero l., istituzioni laiche, istruzione laica | agg., s.m., che, chi condivide gli ideali del laicismo; che, chi auspica l’autonomia da qualsiasi forma di ingerenza ecclesiastica: intellettuali laici, dibattito tra laici e clericali. 5 agg., estens., di gruppo, movimento e sim., che dichiara programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico: partiti laici, nello schieramento politico italiano, ciascuno dei partiti che si definiscono programmaticamente autonomi sia dal dogmatismo cattolico sia da quello marxista; polo l., quello formato da tali partiti | agg., s.m., che, chi rifiuta di uniformarsi rigidamente e in modo acritico a un’ideologia: pensatore l., un membro l. del partito. 6 agg., s.m. TS dir., che, chi, pur non appartenendo all’ordine giudiziario, viene occasionalmente chiamato a svolgere funzioni di giudice 7 agg., s.m. OB che, chi è privo di cultura, illetterato, rozzo.
In inglese, layman, denota oggi – grazie ad uno slittamento comprensibile – il «non esperto», l’uomo della strada, il profano. Profanus infatti è chi sta davanti (pro) al tempio (fanum) o ne è fuori (mentre invece, diremmo, fanatico é chi parla dal tempio… ). Ma già nell’antica Roma, il senso della parola era secolarizzato. Odi profanum vulgus et arceo, esclama Orazio (Odi, III, 1, 1): «Odio il popolo ignorante e me ne tengo alla larga», ovvero – è questo il significato che ne ricaviamo dall’ode – ad Orazio gli stavano sul cazzo gli uomini del popolo rozzi (vedi De Mauro n. 7) ed ignoranti, che non arrivavano ad apprezzare le bellezze della poesia.
In breve, «laico» è un termine che, con un significato analogo in varie lingue indoeuropee, ha finito per designare la gente comune in quanto non specializzata, non inclusa in ambiti ristretti (le Chiese, la cultura letteraria, il sapere etc. ).
Perché – dirà il mio lettore – tutta questa modesta prova di erudizione? Semplicemente perché almeno così sarà chiaro – lo spero – il motivo per cui mando a cagare, con estrema cortesia (ci mancherebbe), il professor Marcello Pera (anche) per alcune sue dichiarazioni.

…tengo famiglia

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La questione è chiarissima: il morbido Mastella è (quasi sicuramente) riuscito là dove i ferocissimi comunisti massimalisti hanno fallito: far cadere il governo.
L’intera vicenda – a prescindere dal raggiungimento o meno del fine – dimostra, se ce ne fosse bisogno, in modo incontrovertibile direi, quanto i partitini (indipendentemente dalla loro collocazione e dalla loro ispirazione politica) sono perniciosi per la democrazia italiana ché il potere di ricatto che riescono ad esercitare è sproporzionato rispetto al loro effettivo peso rappresentativo.
A rendere però particolarmente – mi si lasci passare il termine – squallida questa crisi c’è il fatto che, checché ne dica il ceppalonico Mastella, mentre – tra i vari partitini, dico – c’era chi minacciava la crisi per questioni che almeno all’apparenza erano sostanziose (pensioni, salari, etc. ), Mastella e i suoi riuscirebbero, metaforicamente (è, in questo caso, opportuno sottolinearlo), ad accoppare Prodi, mandandolo col culo in aria, per questioni di famiglia (e di grane giudiziarie ad essa annesse). Quel che si dice pura ragion di stato, insomma.

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