In greco λαός significa genericamente popolo. Da cui, λαικός, «del popolo», e il latino laicus, con cui s’intendeva nel medioevo il credente minuto, in quanto separato o diverso dagli eclesiastici. Dice a tal riguardo il De Mauro: lài|co agg., s.m. 〜 1 agg., s.m., che, chi non appartiene al clero; che, chi non ha alcun grado nella gerarchia della Chiesa cattolica. 2 agg., che non dipende dal clero; che è formato da persone appartenenti allo stato laicale: associazione, confraternita laica. 3 s.m., religioso non ordinato sacerdote, che all’interno di una comunità monastica svolge spec. attività manuali e profane; anche agg.: frate, fratello l. 4 agg., improntato, ispirato ai principi e agli ideali del laicismo: pensiero l., istituzioni laiche, istruzione laica | agg., s.m., che, chi condivide gli ideali del laicismo; che, chi auspica l’autonomia da qualsiasi forma di ingerenza ecclesiastica: intellettuali laici, dibattito tra laici e clericali. 5 agg., estens., di gruppo, movimento e sim., che dichiara programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico: partiti laici, nello schieramento politico italiano, ciascuno dei partiti che si definiscono programmaticamente autonomi sia dal dogmatismo cattolico sia da quello marxista; polo l., quello formato da tali partiti | agg., s.m., che, chi rifiuta di uniformarsi rigidamente e in modo acritico a un’ideologia: pensatore l., un membro l. del partito. 6 agg., s.m. TS dir., che, chi, pur non appartenendo all’ordine giudiziario, viene occasionalmente chiamato a svolgere funzioni di giudice 7 agg., s.m. OB che, chi è privo di cultura, illetterato, rozzo.
In inglese, layman, denota oggi – grazie ad uno slittamento comprensibile – il «non esperto», l’uomo della strada, il profano. Profanus infatti è chi sta davanti (pro) al tempio (fanum) o ne è fuori (mentre invece, diremmo, fanatico é chi parla dal tempio… ). Ma già nell’antica Roma, il senso della parola era secolarizzato. Odi profanum vulgus et arceo, esclama Orazio (Odi, III, 1, 1): «Odio il popolo ignorante e me ne tengo alla larga», ovvero – è questo il significato che ne ricaviamo dall’ode – ad Orazio gli stavano sul cazzo gli uomini del popolo rozzi (vedi De Mauro n. 7) ed ignoranti, che non arrivavano ad apprezzare le bellezze della poesia.
In breve, «laico» è un termine che, con un significato analogo in varie lingue indoeuropee, ha finito per designare la gente comune in quanto non specializzata, non inclusa in ambiti ristretti (le Chiese, la cultura letteraria, il sapere etc. ).
Perché – dirà il mio lettore – tutta questa modesta prova di erudizione? Semplicemente perché almeno così sarà chiaro – lo spero – il motivo per cui mando a cagare, con estrema cortesia (ci mancherebbe), il professor Marcello Pera (anche) per alcune sue dichiarazioni.











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5 commenti
bla bla bla…
e mai che ci fosse uno a chiedergli: ma che c***o stai dicendo? sempre con estrema cortesia, ovviamente.
…e si capisce!
Sto avendo una crisi d’identità…
era per questo, cara gibo, che non ti si leggeva più da un po’ di tempo?
Certo! ma ora è passata…sono laica secondo il significato numero… 7.