«La sentenza del Tar del Lazio sulla diagnosi preimpianto – scriveva ieri il prof. Veronesi su la Repubblica – fa pensare come, alla situazione di inadeguatezza legislativa del nostro Paese sui grandi temi etici, rimediano le coraggiose decisioni dei giudici». La lucida analisi del professore muove dalla tesi – che, è meglio avvertire il mio lettore, condivido pienamente – secondo cui la magistratura interpreta meglio i valori della Costituzione rispetto al Parlamento che (anche) sul piano della difesa delle idee «non arriva neppure a muoversi» ingessato com’é da veti trasversali e ideologie filoclericali.
L’articolo dell’illustre scienziato ha suscitato (non poteva essere diversamente) l’ira funesta dell’ex-embrione (ora, accidentalmente, direttore de Il Foglio) Giuliano Ferrara che stamani, in prima pagina sul suo giornale, sigla col solito elefantino rosso un articolo severo e, a tratti, feroce contro Veronesi. «Il pensiero del professor Veronesi – è Ferrara che parla – è un pensiero assassino». L’ateo-devoto interpreta lo scritto del professore a cazzo di cane tant’è che arriva ad affermare (chissà dov’è che l’ha letto) che – riporto testualmente – «Veronesi ha […] scritto a chiare lettere che abbiamo il diritto di scegliere, non la salute il che sarebbe ovvio, ma l’eliminazione sistematica del malato»; argomento – quello di Giuliano Ferrara, dico – tanto stupido quando specioso ché la diagnosi preimpianto (perché è di quello che si discute) viene effettuata sulle uova fecondate, non sugli embrioni (tanto cari a Giuliano Ferrara). I test – ma Ferrara finge di non saperlo – vengono eseguiti su cellule che possono (in potenza) dare origine ad un individuo, ma non sempre lo fanno davvero. Ammettere l’analisi preimpianto (che, guarda caso, è vietata tra i paesi europei solo in Italia) è una scelta di civiltà; vietarla è una condanna per tutte quelle coppie già provate dall’infertilità. Desiderare figli sani – chi è genitore può capire – non è né un peccato né una colpa. Chi, in nome di un’ottusa ideologia, si oppone all’uso di tecniche che forniscono la certezza di sapere se il proprio figlio è sano fa del terrorismo e gioca – per biechi calcoli opportunistici – sui sentimenti e sulla pelle degli altri. «C’è da sperare, come sembra, che questa sentenza [quella del Tar del Lazio, ndr] smuova davvero le acque per una revisione della costituzionalità delle linee guida della legge 40, per evitare la penosa migrazione delle coppie in cerca di figli, verso i Paesi dove la legislazione è adeguata. […] Una migrazione che penalizza le coppie meno abbienti e relega l’Italia a un ruolo di Paese civilmente arretrato». Ma di tutto questo che cosa cazzo volete che a Giuliano Ferrara importi?










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