coerenze…

«Se Berlusconi vuole tornare a Palazzo Chigi ci vada con Veltroni, perché con me ha chiuso»
Gianfranco Fini, 20 novembre 2007
«Berlusconi è il candidato premier del centrodestra. Non sono cambiate le condizioni rispetto a due anni fa, visto che la legge elettorale è la stessa. Casini? Sono sicuro che non andrà mai con la sinistra e che non non darà mai vita ad un centro autonomo. E prenderà atto che non ci sono le condizioni per un governo tecnico. A quel punto farà insieme a noi un programma comune».
Gianfranco Fini, 25 gennaio 2008
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Questo articolo è stato scritto da
Biagio, e pubblicato il
27 Gennaio 2008 alle 06:44, archiviato in
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2 commenti
L’attaccamento al potere è più forte di qualsivoglia forma di coerenza
Avevamo lasciato l’onorevole Fini, un mesetto fa, che capeggiava tumultuanti assemblee del suo partito dennunciando la prepotenza di Berlusconi, e reclamando libertà dal suo ingombrante protettorato. C’era appena stata la pantomima dei gazebo e dei “dieci milioni di voti”, enorme balla di un enorme ballista, e pareva che An, vistasi annessa senza neanche una telefonata, si fosse ricordata di possedere una propria identità e addirittura una propria autonomia di pensiero. Fini, tra le ovazioni dei suoi, mandò a quel paese Berlusconi e indicò per il centrodestra un futuro alternativo con un leader alternativo.
È durato lo spazio di un Natale l’ora d’aria di Fini e del suo partito. Il profumo delle elezioni deve avere suscitato nel leader di An lo stesso effetto che l’odore dei croccantini produce nei gatti di casa: la breve passeggiata sui tetti, con il brivido della libertà, si interrompe ai primi richiami del padrone. I proprietari dei gatti sanno bene che, a volte, il micio arriva prima ancora che il cibo sia nella ciotola: basta il rumore della scatoletta a farlo accorrere.
Michele Serra, 27 gennaio 2008