
«Agli stupidi non capita mai di pensare che il merito e la buona sorte sono strettamente correlati».
Johann Wolfgang von Goethe
versione 2.0

«Agli stupidi non capita mai di pensare che il merito e la buona sorte sono strettamente correlati».
Johann Wolfgang von Goethe
Sarà che dopo il quinquennio berlusconiano un po’ tutti si sono tranquillizzati e il Cavaliere non fa più paura come prima, fatto sta che il trattamento che fu riservato a Bertinotti – quello del tradimento del 1998, dico – fu molto, ma molto, ma molto più cruento e carico di insulti di quello che è stato riservato a Mastella (e alla sua compagine) che più di stizze e travasi di bile ha prodotto giusto qualche lieve disappunto sussurrato a labbra strette (quasi un peto) e subito smorzato.
Al di la, comunque, delle ragioni vere e presunte di questa disparità nei trattamenti su vicende simili – molto simili –, resta il fatto che il centrosinistra lascia (quasi sicuramente) nuovamente l’Italia, in anticipo, a un Silvio Berlusconi che col suo mastodontico conflitto d’interessi grande quanto una casa è un’atipica singolarità di (e per) questo paese solo quando è al governo ché quando è all’opposizione le antenne e i giornali sembrano non generare conflitto alcuno. Altrimenti – chiaritemelo voi questo atroce dubbio – come spieghereste il fatto che in due anni non si è riusciti a produrre una (dico una) leggiuccia per porvi qualche argine? Evidentemente il conflitto fa comodo e torna utile – e quindi non va contrastato – quando si perde la maggioranza ché è sempre comodo avere una breccia, un appiglio sulle mura del bastione del nemico da sfruttare all’occorrenza. Insomma, datemi del qualunquista, ma nel polpettone della politica è oramai praticamente impossibile separare una parte dall’altra, una sinistra da una destra, un cazzo dall’altro e credetemi se vi dico che manco più riesco a distinguere – nei modi di pensare, intendo – un Veltroni da un Ferrara, una Binetti da un Volonté o un Buttiglione da un Rutelli. Sicché stavolta durante la prossima campagna elettorale me la spasserò come non mai (come chi, tanto per intenderci, guarda le partite del mondiale di calcio quando la squadra del proprio paese è stata eliminata) ché il voto – se ci faranno votare – non lo darò a nessuno. Epperò, sia ben chiaro, col cazzo che lascerò la scheda bianca – ché quelle si sa sono fatte per essere votate nei cessi delle sezioni a urne chiuse: scheda nulla sarà la mia scelta (magari una di queste volte c’inventiamo un bel epigramma alla Marziale da usare all’uopo) e spero che molte altre schede inutilizzabili s’accoderanno alla mia: un modo sincero e forte per dire a quelli lì (sempre gli stessi): «ma andate a cagare…». Quella della scheda nulla, per inciso, l’ho considerata sempre la peggiore delle scelte, anzi la scelta peggiore, ma stavolta sinceramente me ne fotto della coerenza. Datemi pure del qualunquista ma mi pare di poter dire con assoluta certezza che mai come questa volta il peggio sia proprio andare lì a scegliere qualcuno.
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