…avrebbero “spostato” il tumore

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«La madre incinta – si legge nel titolo dell’articolo di Adriana Bazzi – ha il cancro: le due gemelline in grembo lo spostano». L’articolo, apparso su Il Corriere (e non su Il Foglio, come potrebbe sospettare qualche lettore malizioso), narra della commovente storia di Michelle Stepney, trentacinquenne inglese, che scopre d’essere incinta di due gemelline e di avere un tumore al collo dell’utero. La signora “cercava di salvare la vita alle sue bambine non ancora nate, rifiutando un intervento chirurgico e la classica chemioterapia (optando per una forma leggera) che l’avrebbero costretta all’aborto” («I owe my life – si legge nell’intervista rilasciata alla BBC – to my girls, and that’s why I could have never agreed with a termination» ) : è per questo – ne è convinta Adriana Bazzi – che le gemelline nascono in discrete condizioni, ma “senza capelli, proprio per gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici” (come se tutti i bambini nati calvi hanno una madre che ha fatto un ciclo chemioterapico); ma il punto interessante, si fa per dire, è quello che darebbe un senso all’atto eroico della mamma e che ripagherebbe l’infinita generosità verso il frutto contenuto nel ventre suo: «Sentivo – sono le parole di Michelle Stepney – le mie figlie scalciare, ma non potevo certo immaginare che avrebbero “spostato” il tumore».
Sarebbe interessante quantificare, nell’economia della salvezza, l’effetto salvifico della chemioterapia (che anche se in forma leggera c’è comunque stata) e quello dei calci, ma il punto non è questo. Il problema è che una non-notizia come questa venga costruita a mo’ di favoletta – è vero, direte, manca il classico “e tutti vissero felici e contenti” ma è pur sempre di favoletta che stiamo parlando – e contrabbandata per vera ché se fosse vera sarebbe una scoperta rivoluzionaria che quattro piedini riescano ad aver effetto sul cancro.
“Soltanto dopo quattro settimane dal parto – scrive Adriana Bazzi –, la donna si è sottoposta a un’isterectomia: fortunatamente il tumore non era diffuso ed è stato completamente asportato”. Ora mi chiedo: in base a quale elemento appare ragionevole supporre – anzi esser convinti – che i calcetti delle gemelline abbiano limitato la diffusione del cancro? E quand’anche fosse – che non è affatto remota la probabilità che i piedini delle due picchiassero sulla cervice uterina – poiché è certo che le due non sapessero affatto quello che cazzo stavano facendo cosa le ha guidate a ciò se non il caso? A me, ditemi quel che volete, ma la faccenda messa in quel modo – come la racconta la Bazzi, dico – puzza di falso (e d’incenso): è, lo dicevo prima, una favoletta la cui morale – ché tutte le favolette hanno una morale, non lo sapevate? – è chiara: se la donna fosse stata una puttana peccatrice – la donna-tipo secondo Giuliano Ferrara, tanto per intenderci – e avesse praticato l’aborto a quest’ora, molto probabilmente, sarebbe schiattata insieme al frutto innocente che portava in grembo. Invece no. La scelta coraggiosa della Stepney permette alla Bazzi d’insinuare l’azione di un’onnipotente mano che ha mosso i piedini delle gemelline che, a calci, hanno sconfitto il cancro che minacciava loro e la mamma. Cose assurde ché se a scuola si studiassero i rudimenti di anatomia e fisiologia, invece che il catechismo, chiunque, anche Paolo Mieli, avrebbe dovuto negare il “si stampi” ad una patacca come quella della Bazzi. Ma questa è un’altra storia…

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2 commenti

  1. Pubblicato 12 Febbraio 2008 alle 09:36 | Permalink

    se siamo ridotti a questo, dire che la stampa italiana (e non) è malata è veramente un gesto di pietà.

  2. Pubblicato 12 Febbraio 2008 alle 13:28 | Permalink

    …senza parole… e non starei citando il blasco…

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