L’intervista è apparsa sulle colonne de Il Corriere della Sera e diventa subito, già nelle prime battute, un manifesto elettorale. «Il mio pensiero è semplice e si basa su tre principi»: é Giuliano Ferrara a parlare e lo intervista Maria Teresa Meli. Ascoltiamolo attentamente – ché con l’aria che tira ce lo ritroveremo presto seduto su uno scranno in senato – ponendo la giusta attenzione ai principi che hanno ispirato la sua candidatura.
“Primo, nessuna donna è obbligata a partorire”, dice, e già da qui capiamo quant’è magnanimo quest’uomo ché concede, statemi a sentire, il diritto che non si può disporre del corpo altrui. Molto bene. Non trovate? Lo so che parrebbe strano il contrario, che se così fosse – il contrario, intendo – saremmo autorizzati ad espatriare non senza aver bruciato prima la bandiera, ma detto da quel simpatico omaccione mi par cosa non da poco. Fidatevi e andiamo avanti.
“Secondo, nessuna donna deve essere perseguita legalmente perché abortisce”. E qui siamo, come dire, alla concessione dell’impunità per la donna che commette il reato dell’aborto. Abortire sotto il dominio di Ferrara, sia ben chiaro, non sarà un diritto ma lui – il direttore de Il Foglio, dico – che oltre la panza ha anche un cuore grande saprà essere giusto e misericordioso e concederà l’impunibilità alla donna che si macchierà di quest’orrendo crimine. Roba mica da poco. Spero che ne converrete ché qui, sor Giuliano è andato ben oltre i suoi confini innescando, com’era prevedibile, un cortocircuito logico mica facile da risolvere. E si, pensateci un pochino anche voi: se la puttana che abortisce commette un omicidio – lo ripeto, state calmi, partiamo dall’assunto che l’aborto è sinonimo di omicidio: sul vocabolario che Ferrara distribuirà a tutte le famiglie italiane (al posto dell’euroconvertitore oramai inutile) sarà scritto, alla voce aborto, “vedasi omicidio che famo prima” – cosa sospenderebbe la logica che solitamente esige per tale reato una pena? cos’è che sospenderebbe la ratio della giurisprudenza penale? Bho!?! Eccheccazzo però, pensateci un pochino anche voi e magari scrivetemelo nei commenti ché mica posso fare tutto da solo… non mi proponete però – sia ben chiaro – l’idea mortificante che “feto non è un bambino” – anzi visto che ci siamo toglietevela subito dalla testa ché so’ scemenze quelle cose lì – che vi segnalo subito al direttore. Procediamo.
“Terzo, l’aborto è un male, va sradicato, non può essere utilizzato come strumento di controllo delle nascite, come avviene quando le donne sono obbligate o incentivate ad abortire”. E qui le cose si complicano un pochino. Andiamo per gradi e cerchiamo di non scivolare ché la faccenda inizia a divenire sdrucciolevole. “L’aborto è un male”. E qui possiamo arrivarci tutti, il sillogismo è chiaro: l’aborto è omicidio, l’omicidio è un male ergo… sotto le schiavitù le proprietà transitive sono conservate. Questo “male”, però “va sradicato” ovvero eliminato completamente fin dalla radice. Pare, date le premesse, cosa logicamente e moralmente necessaria. Il punto però che qui va chiarito è “il come” lo si vuole sradicare questo cazzo di male visto che – è il punto due che ce lo impone – non possiamo punire la rea confessa. In che modo, allora, possiamo esercitare il nostro sacrosanto diritto allo sradicamento senza il deterrente penale dalla nostra parte? E qui, ammettiamolo, che partiamo in svantaggio e ci ritroviamo nuovamente schiacciati di fronte allo stesso problema che il punto due ci poneva. Se l’aborto è un omicidio, perché dovrei rinunciare al deterrente penale? perché non potrei perseguire chi abortisce al pari di chi – se non di più – uccide un suo simile? Cazzo! Fermiamoci ché qui si rischia il rincoglionimento. Meglio dirlo chiaramente: il “pensiero è semplice” ma andrebbe migliorato – se non altro abortito – tant’è vago e pieno di inesattezze. Inizia a vacillare il tetragono e così, cara elettrice ed elettore, un dubbio diabolico s’insinua lievemente nella mia (e spero anche vostra) mente. Ma spingiamoci oltre: magari le cose si sistemano. “L’aborto – c’è scritto nell’intervista – non può essere utilizzato come strumento di controllo delle nascite”. Benissimo. E come vogliamo controllarle queste nascite? Accetterà sua panzità l’uso del profilattico (“la cosa – va scrivendo da tempo – più schifosa che sia mai stata inventata”)? l’uso della pillola? della spirale? della Ru488? Io ne dubito e così – porcatroia – continuo a vacillare. “Il diritto di autodeterminazione della donna – dice Giuliano Ferrara – non può affermarsi contro il bambino”, e per bambino – c’è da crederci – lui intende certamente già l’ovocellula fecondata; ma allora, mi chiedo, perché questo paventato diritto non potrebbe affermarsi sui suoi gameti? Perché la sessualità della donna dovrebb’essere indirettamente controllata da un elemento non autodeterminativo? Tutte domande a cui non riesco a dare risposta. Davvero. Ma lasciamo perdere queste cose – ché magari, dirà lui, la giornalista non ha capito un cazzo quando le riportava e gli ha travisato il pensiero – e andiamo diritto al programma ché, è importante che lo sappiate, questo è un paese di merda e vedrete che panzone sarà eletto e quindi vale la pena ascoltarlo. “Il centrodestra sarebbe il luogo naturale di una lista così. […] Ci saranno alcuni collaboratori del Foglio, esponenti del movimento della vita, io proporrò Susanna Tamaro ed altre donne e uomini liberi. Mi piacerebbe avere anche mia moglie in lista [...] Il sondaggista Pagnoncelli ha rilevato che una lista come la nostra avrebbe sicuro il 4 per cento, forse il 6. Se Berlusconi rispondesse si sì all’apparentamento lo sbarramento sarebbe al 2 per cento: riuscirei ad andare in Parlamento con un gruppo di persone che farebbe questa battaglia culturale”. Insomma, dice Giuliano, la partita è giocabile e potrei anche andarmene da solo senza aspettare il tozzo di pane che vorrà concedermi Berlusconi. Del resto – è cosa risaputa – bastano appena due parlamentari per ricevere il finanziamento pubblico per un giornale e far fuori, così, anche “la Convenzione per la Giustizia”. Insomma, stringi stringi l’idea ispiratrice sarà anche bacata ma almeno un paio di cosucce concrete Ferrara – oltre al pacco di soldi per il Foglio, dico – le riuscirà ad ottenere: Pera e Boato potranno questa volta andarsene a fare in culo e magari portarsi con loro quel paralume della Ritanna Armeni.










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Un commento
questa mattina leggendo i giornali facevo considerazioni simili sul tema in oggetto, eccole:
».la stampa p.2
“…Annalena Benini, firma di costume del quotidiano diretto da Ferrara: «Sono d’accordo con questa battaglia culturale per la vita e contro la cultura abortista. So che Giuliano non ha nessuna intenzione di cambiare la 194 e di colpevolizzare le donne che abortiscono. E proprio per questo mi stupiscono le reazioni inferocite delle femministe forse perché io non ho fatto le loro battaglie e vissuto quel momento e quindi mi manca il tic ideologico per cui se si parla di aborto è immediato pensare che si stia mettendo in discussione la 194”
p.35 Lucia annunziata
“il direttore del foglio non dice in realtà di abolire la 194, ma di applicarla differentemente…”
la stampa Questa mattina a prima pagina di radio 3 è intervenuta sostenitrice di ferrara che condivide la moratoria = la richiesta all’ONU di stravolgere la dichiarazione dei diritti dell’uomo: l’articolo 3 “ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” diventerebbe : “…diritto alla vita fin dal concepimento…”.
Se logica ci fosse in queste deliranti farneticazioni, la conseguenza sarebbe che l’IVG diventa un omicidio e la donna un’assassina! Siccome le Costituzioni democratiche non possono smentire questa Carta fondamentale, ovvio che bisognerebbe fare una riforma costituzionale sui principi IN oggetto….la 194 sarebbe una legge ANTICOSTITUZIONALE da mettere fuori legge !!!!
O no? Se alle parole si desse un senso compiuto, se il principio di causa ed effetto avesse ancora valore, se la sostanza di un’idea si misura sugli effetti concreti che quell’idea ha o può avere, non si può che concludere che ferrara, i sui adepti papa-dem o atei devoti, stanno portando avanti un’idea demenziale, con l’aggravante della crudeltà e della mistificazione, dietro alla quale, a monte, c’è un delirio di onnipotenza secondo cui gli altri termini dell’articolo 3 “diritto alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” sono assolutamente irrilevanti: nel mondo reale, nel pianeta in cui vivono questi individui con questi diritti , quanti ne godono? Libertà e sicurezza significano: non guerre, non fame, non oppressione…significano: amore e benevolenza, istruzione, lavoro dignitoso, giustizia… Anche il miliardo di persone che muoiono di fame sono irrilevanti? Invece per questi beceri è prioritario il miliardo di abortiti come genocidio. Ma se con umiltà e senso della realtà questi si occupassero dei primi, visto che sono ONNIPOTENTI?
Il ragionamento dove porta? Quella stessa donna questa mattina diceva, bontà sua: siccome le donne spesso abortiscono per motivi economici, CI DEVE PENSARE LO STATO!
Che brava: poi, gli stessi chiedono meno tasse, come se lo Stato li cagasse i soldi per i servizi, come se lo Stato fosse composto da esseri perfettissimi onniscenti onnipotenti, in più magari anche onesti, competenti, con un alto senso del bene comune e della giustizia, come vogliono far credere (sic!), magari facendo una legge sul falso in bilancio, per esempio.