…il resto verrà da sé

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«La Chiesa – si legge al numero 366 del Catechismo – insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è “prodotta” dai genitori» ed è solo in virtù di questo intervento divino – che, sia detto per inciso, nulla ha a che vedere con i genitori, spermatozoo, ovulo e quant’altro – che per un cattolico la vita umana è di dignità incommensurabile con quella di un animale: «la naura, e in essa l’animale, non ha in sé nulla di sacro o di divino», ebbe – non a caso, diremmo – a dichiarare, nel 2005, il cardinale Carlo Caffarra allora semplice monsignore di Ferrara (sembra un doppio senso, non lo è). Pare evidente, quindi, che le farneticazioni deliranti su cui Ferrara – Giuliano, dico – e gli altri suoi compagni di merende (farneticazioni solennemente avallate da papa Ratzinger) hanno innestato il perverso meccanismo per un attacco diretto e frontale alla legge 194 sono affermazioni puramente teologiche, questioni di fede, non di biologia; questioni che la Chiesa cattolica ha declinato via via nel corso dei secoli adattandole alla proprie esigenze e alle proprie vicende storico-teologiche (si vede a tal proposito quanto affermava l’Aquinate circa il tempo necessario affinché ci fosse passaggio da feto a essere umano). Non si capisce quindi, davvero, per quale motivo una posizione laica dovrebbe tenere in conto una verità che non ha, in se, assolutamente nulla di oggettivo.
La legge stabilisce – ed è certamente una convenzione
– il momento [*] in cui il feto diventa bambino ed è un tempo su cui potremmo addivenire, alla luce dei progressi scientifici, ad una ri-definizione ma l’impressione – in realtà è qualche cosa di più di un’impressione – è che la crociata antiabortista non miri assolutamente a questo ché per loro l’aborto è la condanna a morte di un innocente – anzi del più inerme degli innocenti.
Insomma, per farla breve, la tela appiccicosa ordita ad arte dal direttore de il Foglio mira essenzialmente a far divenire “cultura comune” il concetto che l’aborto sia una colpa ­­– ché Giuliano quant’anche divenisse Ministro della Salute, non vuole mica perseguitare penalmente le donne che abortiscono. Tanto il resto verrà da sé.

[*] la nuova crociata capeggiata da Ferrara contro la libertà/responsabilità delle donne utilizza cinicamente la circostanza per cui non è definibile con assoluta precisione il momento dell’inizio di un processo vitale (circostanza, questa, comune a tutti i processi naturali natura non facit saltus); un dato di fatto, dicevo, che però non autorizza assolutamente l’affermazione che le caratteristiche del processo iniziale siano equivalenti a quelle finali.

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6 commenti

  1. Pubblicato 26 Febbraio 2008 alle 14:06 | Permalink

    Biagio, però la vita comincia dal momento in cui esiste un minuscolo esserino che riceve alimentazione dalla madre. E’ il fatto stesso che dipende dall’alimentazione e non da altro, che ce lo fa definire vita. Perché se si potesse alimentare differentemente, sarebbe vita comunque, non dipendente dalla madre, che può, eventalmente decretarne la morte. Quindi - Ferrara a parte che fa le sue crociate paracule - non è una questione teologica.
    Ti suggerisco anche un mio vecchio post sulla questione, se ti va
    http://www.lucianogiustini.org/blog/archives/2005/12/laborto_spiegato_a_mia_figlia.shtml

  2. Pubblicato 26 Febbraio 2008 alle 19:25 | Permalink

    Luciano,

    ho letto, e nel mentre leggevo il tuo post non ho potuto non ricordare una famosa affermazione (vecchia quanto il tuo post) fatta dall’allora presidente del Senato, Marcello Pera, durante una famosissima conferenza. Era il 22 gennaio del 2005 – me l’ha ricordato Google – e la seconda carica dello Stato affermò «che l’embrione [è] persona fin dal concepimento». “L’embrione è persona, non è una muffa” disse provocatoriamente l’autorevole – a quei tempi, dico – politico che tirò fuori il grossolano espediente retorico della muffa per far traballare il tetragono dei laici e degli atei. Certamente ­– ne prendiamo atto – l’embrione non è muffa: ma basta questo per poter concludere che allora è “persona”? Ti dico come la penso io e così facendo provo ad imbastire una risposta anche alla tua obiezione.

    Si vuole chiamare “embrione” la “cellula fecondata”? Sia. Diamogli il nome che vogliamo, basta intendersi. Però: se gli embriologi – ho qui sotto mano un testo di embriologia generale di mia moglie – hanno suddiviso ciò che porta al compimento di un umano in embriogenesi e fetogenesi, intendendo con tali termini i processi che portano da un’ovocellula fecondata all’embrione, e dall’embrione al feto, e da questo al nato qualche motivo ci sarà. O no? Mi dirai, e a ragione, che si tratta comunque di comodità didattiche – natura non facit saltus, lo ricordavo anche nel post – però chiamare embrione la cellula fecondata, che di poi lo sarà, è un falso ideologico ché potenza e possibilità – spero ne converrai – sono due cose diverse. Quella cellula, quella che tu dici essere “una forma di vita completa”, potrebbe evolversi anche soltanto in un “uovo chiaro”, ad esempio, che di umano non ha proprio niente. Non solo. Se nello sviluppo successivo potremmo – sempre didatticamente, è chiaro – definire vari stati embrionali (i famosi foglietti endo-, ecto- e meso-telieli), non è ancora detto che alla fine del processo s’arrivi al feto ché, purtroppo, l’evoluzione potrebbe dar vita ad un complesso biologico assai lontano da ciò che usiamo definire umano: anche il più fervente dei credenti sarebbe in seria difficoltà a stabilire dove riposi l’Io – che della persona dovrebb’essere l’assunto – nel caso di un anencefalo cui manchi tutta la materia cerebrale. Ora, mi dirai, chi potrebbe mai negare ad un ammasso informe di placenta, o un embrione senza testa, faccia, cuore e arti, o ancora un feto senza cervello, siano vita? Certo che lo sono, ma sono persona? Suvvia, nemmeno la Chiesa consiglia di battezzare queste forme di vita (se è per questo – ed è detto per inciso – finanche Ruini non s’è mai spinto a consigliare di battezzare gli embrioni in via di espulsione nei casi di aborto spontaneo).

    Ora, mi sia concessa un poco di amabile confidenza: caro Luciano, il tuo ragionamento è specioso ché se volessimo ritenerlo vero sai che lavoraccio c’avrebbero ogni giorno i chierici? Vorrai mica negare il battesimo alle unghie che ci tagliamo? ai capelli che ci cadono? E al flusso mestruale? A quali paradossi si darebbe luogo con tale “logica” è cosa ben nota fin dai primordi greci del Logos. E se non avessimo qui a che fare con il tentativo squallido ed inqualificabile di far sentire le donne che decidono un aborto come delle epigoni di Jack lo squartatore, potremmo anche metterci a discettare su quegli antichi esempi: Achille che non riuscirà mai a raggiungere la tartaruga, e l’uomo che perdendo tutti i capelli non potrà mai divenire calvo… ma non mi sembra il caso. Davvero.

  3. Luciano
    Pubblicato 26 Febbraio 2008 alle 21:06 | Permalink

    Biagio, ti ringrazio per aver letto il post e per avermi risposto. Ma… Aspetta. Tu stai facendo una distinzione tra essere in vita, e PERSONA. Io non ho parlato di persona. La persona è tale quando prende coscienza dell’Io e in tale accezione è evidente che tali cellule non sono in stato cosciente.
    Sono d’accordo con te che con la logica pura e semplice, si può arrivare dove si vuole, ma non mi sembra che il mio ragionamento sia pure logico, porti lontano dalle conclusioni alle quali vorrebbe arrivare: e cioè che il concepimento porta entro pochi giorni a una forma di vita propria, che quindi è definitiva e inconciliabile con qualsisi altra definizione. Che poi questa forma di vita non avrà esito positivo, morirà, non arriverà a tre settimane, non avrà encefalo, queste scusami ma sono supposizioni ininfluenti ai fini del ragionamento in sè e per è.
    Altro discorso, come giustamente osservi è la personalità dell’essere in vita. Noi cattolici crediamo che ogni essere umano in vita abbia un’anima e che Dio infonda l’anima nel momento del concepimento. Punto. Qui si entra nel teologico e non mi sognerei mai di convincerti su queste “logiche” che fanno parte del cammino di ognuno e del suo bagaglio personale e della sua esperienza spirituale. Però, ecco, volevo solo ribadire la differenza, tutto qui.

  4. Pubblicato 26 Febbraio 2008 alle 22:41 | Permalink

    Luciano,
    non rispondevo direttamente a te quando parlavo di persona. L’avevo detto, espressamente, in premessa: “ti dico come la penso io e così facendo provo ad imbastire una risposta anche alla tua obiezione”. Riprendo, però, adesso il tuo argomentare su quel “il concepimento porta entro pochi giorni a una forma di vita propria” a cui accennavi nella replica e provo a sviluppare un piccolo paradosso.
    Se l’embrione non si annida nell’utero, lo sviluppo di un feto vivo e vitale non è possibile. I casi di gravidanza extrauterina nei quali vi sia stato sviluppo di un feto vivo e vitale alla nascita sono casi eccezionali, rarissimi in letteratura scientifica, e questo corregge l’affermazione iniziale in questi termini: se l’embrione non si annida nell’utero o in un distretto anatomico femminile vicariante (tuba, ovaio, peritoneo, ecc.), lo sviluppo di un feto vivo e vitale è impossibile. Una donna viva – per esser espliciti –, è, fino a questo momento, premessa indispensabile allo sviluppo di un embrione in feto. Detto in modo crudo: senza donne non nascono persone. A dispetto di ogni teoria che riconosca all’embrione in sé una qualche ineffabile potenza in atto di persona fin dalla fecondazione, senza una donna che lo voglia, o cui venga imposto, lo sviluppo dapprima embrionale e poi, via via, fetale è impossibile: financo l’incarnazione di Dio in Cristo, come narrano le Scritture, ebbe bisogno di un’accettazione dopo l’annunciazione. Non bastò, infatti, che un angelo dicesse: “Concepirai un figlio e lo darai alla luce” (Lc 1, 31), fu necessario che una donna dicesse: “Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). Sennò col cazzo! Ma, e qui riprendo il discorso, che sia libero, o subìto dalla donna per condizionamenti psicologici, sociali, ecc., o estorto contro ogni sua volontà come nel caso di stupro, questo ruolo fin qui insurrogabile di ospite di un embrione è indissolubilmente legato – era detto anche nel tuo post – ai meccanismi di induzione svolti dall’organismo femminile durante e dopo l’annidamento. Perché, insomma, la vita sia possibile c’è bisogno di una donna che voglia, o sia condizionata, o stuprata. Se escludiamo questa terza possibilità – manifestamente indegna fin dalle premesse – rimangono due sole possibilità: che la donna possa scegliere liberamente se vuole o meno farsi ospite dell’embrione che sarà persona; o che ella venga condizionata psicologicamente, socialmente, ecc. Chi tenta di offendere (la moratoria dell’aborto è cosa offensiva tant’è improponibile) la legge 194 cerca di scardinare l’ordinamento che dà il diritto alla libera scelta della donna del portare avanti o meno una gravidanza cosa – mi chiedo – ha in mente: il condizionamento psicologico, sociale, ecc. , o lo stupro?

  5. Pubblicato 26 Febbraio 2008 alle 22:53 | Permalink

    L’opportunismo di Ferrara e il leccaculismo papalino della classe politica italiana sono evidenti e ormai innegabili.
    Zapatero docet. C’è una altra via possibile.

    Come cattolico vivo la mia fede senza farmi influenzare da chi la sbandiera e la usa per opportunismo.
    Vivo la fede credendo nella scienza. Nella buona scienza. Quella non distorta e non ambigua.
    Pludo alla ricerca, e alla sfida che è nella natura dell’uomo.
    Ma credo anche che alcuni misteri segnino un confine. Un confine fra le certezze e le incertezze.
    Non sempre c’è una risposta per ogni domanda. A volte c’è una sensazione, altre volte ci sono fatti che sembrano dare una risposta. Molto raramente c’è l’approccio empirico e fanatico.
    Quando tutto questo non soddisfa. Quando la risposta non è convincente c’è la fede.
    Perchè il mistero (per chi ha fede) è fascino.
    Viva la scienza, viva le sue conquiste e il bene che ne deriva per l’umanità. Viva il libero arbitrio (prchè il destino esiste, ma non è solo il destino che ci accompagna nella vita terrena) e viva il confine netto fra lo stato laico e la chiesa intesa come gerarchie e struttura ecclesiastica.

    Viva la comunità dei cattolici intesa come comunità di uomini moderni e pensanti che nella certezza della scienza non negano il fascino del mistero che, in fondo, è una delle cose più belle della vita.
    Chi siamo, dove andiamo e da dove veniamo.
    Chi ha fede lo sa!

    Ferrara è sicuro di saperlo. E’ MOLTO diverso.
    Ricordati che anche nel rito della messa si dice “Il mistero della fede…..”

  6. Pubblicato 27 Febbraio 2008 alle 05:55 | Permalink

    Il fatto, caro Gigi, è che se i chierici si limitassero a ricordare alle donne che abortiscono che sono in peccato mortale, e rischiano le pene eterne dell’inferno, nulla da ridire (è mistero della fede, appunto). Ma accusarle di essere “assassine”, di avere comportamenti da far impallidire l’orrore dei camini di Aushwitz («deriva eugenetica…» va dicendo quell’omaccione di Ferrara), questo è ignobile e inammissibile, oltretutto da parte di chi, volendo impedire a tutti i costi l’uso del preservativo contro l’Aids, è corresponsabile della morte di migliaia di persone solo in Africa (persone dico, non embrioni)…

Un trackback

  1. Di » dagli altri media » Papablogs il 27 Febbraio 2008 alle 11:28

    [...] …il resto verrà da sé [...]

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