Daily Archive for marzo 3rd, 2008

necrofili…

padre pio.jpg

La cosa, in pratica, funziona in questo modo: cavano un morto da sottoterra, se lo sbaciucchiano, l’incesano, lo ricompongono (magari, prima, lo incipriano e gli sturano qualche stimmate con l’acido fenico), e poi lo ficcano in una teca per farlo ammirare. Necrofili del cazzo.

l’inciucio…

veltrusconi.jpg

Le cose, più o meno, stanno così. Berlusconi – un paio di mesi fa circa – passeggia per piazza san Babila a Milano; sale sul predellino di un’auto di lusso, scioglie la Casa delle libertà ridotta oramai ad un “ectoplasma” e fonda in fretta e furia un suo personalissimo partito (manco ricordava il nome che aveva scelto per la creatura). Gli alleati – per usare un dolce eufemismo – s’incazzano. Volano paroloni. La destra si spacca. Berlusconi, da par suo, non lesina minacce: senza di lui, loro – gli (ex) alleati, dico – non contano un cazzo (ebbe, più o meno a dire) ché lui può distruggerli politicamente come e quando vuole. I due colonnelli sanno che quelle del Cav. non sono vane minacce. Lo scenario che s’andava delineando prevedeva due sole alternative: o Fini e Casini facevano saltare in aria la carriera politica di Berlusconi, o Berlusconi li avrebbe politicamente polverizzati – e questa era una benevole alterativa alla seconda opzione – riducendoli alla funzione di cognolini al guinzaglio. Sappiamo come sono andate le cose…
Congeliamo, però, questo scenario e ragioniamo sulla cosa. Cos’è che l’elettore medio del centro-sinistra poteva immaginare di fronte a tale situazione politica? Qual’era la strada percorribile – tatticamente auspicabile – per i dirigenti del centro-sinistra? Banale: provare un accordo con la destra non-berlusconiana. Il sillogismo era semplice e suonava più o meno in questi termini: Fini e Casini devono annientare politicamente Berlusconi (premessa maggiore); il potere di Berlusconi sta tutto nell’anomalia del monopolio televisivo e del conflitto d’interessi (premessa minore), ergo centro-sinistra e destra non-berlusconiana s’accordano per una legge anti-trust sulle televisioni private e una legge sul conflitto d’interessi (conclusione). Punto. Con questa destra non-berlusconiana, poi, al termine di questo (chiamatelo come cazzo volete) inciucio si poteva (anche) concordare una nuova legge elettorale che avrebbe sostituito la vigente “porcata”. Semplice, lineare… direi banale. Infatti. La cosa, però, era talmente banale per il sofisticato realismo politico dei dirigenti sinistrorsi allora al governo, che si pensò – e qui c’è tutta l’astuzia di questi neo-taoisti della politica – ad un accordo, sì… ma con Berlusconi: se vuoi sconfiggere il tuo avversario – avranno pensato quei volponi – favoriscilo sempre e comunque, soprattutto quand’è in difficoltà. L’accordo, comunque, sembrava esserci; s’era ad un passo dalla realizzazione, quando – sorpresa! – Berlusconi fece saltare i tavoli: niente accordi sulla legge elettorale se non si sarebbe annientata “la Gentiloni”.
Sorpresa? Ma quando mai. Del resto lo sanno tutti che al Cav. interessa solo l’impunità e il monopolio sulle tv private. E anche se la legge Gentiloni è poco più che acqua fresca fa sempre figo denunciare – soprattutto in campagna elettorale – un esproprio da parte degli avversari politici; torna comodo farsi passare sotto un attacco ad personam. Insomma oramai la questione dovrebb’essere chiara: l’anomalia berlusconiana è cosa comoda per entrambi gli schieramenti, quelli (genericamente parlando) di destra e di sinistra: i primi la usano per denunciare soprusi gli altri per rinfacciarla a chi l’esercita. Cosa c’attende dopo il voto? Un inciucio tra le parti. E se accordo ci sarà – come ci sarà –, dovrà essere al ribasso. Per la democrazia, s’intende.
(E poi mi chiedono perché annullerò il mio voto… )

un atto di fede…

giotto_lazzaro_s.jpg

Sia chiaro subito una cosa: qui non si sa se la chiesa l’abbia mandato davvero a cagare, se ci sia stato accordo o – per dirla in breve – com’è che i fatti siano andati esattamente. Di una cosa però siamo certi: questa spiegazione dei fatti è semplicemente ridicola. Don Gelmini era persona discussa [¹] all’interno della chiesa per alcune sue posizioni politiche, per il personalismo di alcune sue attività, per l’identità, i gesti (quello dell’ombrello, ad esempio) e per l’invenzione della cristoterapia. Succede che gli venga vomitata addosso l’infamante accusa di essere un pedofilo. Appena la cosa diventa di pubblico dominio, Gelmini la spara grossa e accusa la “massoneria ebraica“. Poi ritratta: c’è sempre il complotto ma da parte di giudici anticlericali e non più da parte degli ebrei. Insomma, per dirla in breve: “un gran bel casotto”. Ora che (don) Gelmini abbia chiesto al vaticano di essere non solo sospeso a divinis, ma di essere destituito come sacerdote e diventare il laico Piero Gelmini non è cosa assolutamente credibile. Ma che poi il vaticano accetti la richiesta, magari anche a malincuore (ché a quelli li non pareva vero di doversi tenere sul groppone un prete un po’ sopra le righe accusato di molestie sessuali su minori) è una soluzione che pare essere molto creativa: «Don Gelmini – ha dichiarato Alessandro Meluzzi – ha accolto con grande gioia la decisione del Papa». Si, come no! Ma non è tutto. Quello che davvero indigna di più è che i giornali non fingono neppure di ipotizzare che la cosa possa essere andata diversamente. Assolutamente: tutto normale. Si da la notizia così com’è stata data ché la chiesa, lo sanno tutti, di comunicazione non capisce un cazzo. Come se si trattasse del primo e unico caso di chierico che s’incula i bambini. Se la chiesa dice una cosa quella è, non c’è assolutamente la necessità d’occultare i fatti né di scaricare i personaggi scomodi. Tutti – lo ripeto – si limitano a raccontare banalmente la storiella così com’è stata raccontata. Tipo: «Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario» (Gv 11,44). Un atto di fede, insomma.

[¹] Quest’articolo de la Repubblica (3 marzo 2008) può chiarire ulteriormente l’aspetto della faccenda.