necrofili…

padre pio.jpg

La cosa, in pratica, funziona in questo modo: cavano un morto da sottoterra, se lo sbaciucchiano, l’incesano, lo ricompongono (magari, prima, lo incipriano e gli sturano qualche stimmate con l’acido fenico), e poi lo ficcano in una teca per farlo ammirare. Necrofili del cazzo.

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5 commenti

  1. Pubblicato 3 Marzo 2008 alle 17:45 | Permalink

    la cosa ha colpito anche me. Sono inoridito oggi nel sentire il telegiornale con la notizia.

  2. Pubblicato 3 Marzo 2008 alle 18:07 | Permalink

    Non pochi, masse di necrofili.

  3. Pubblicato 3 Marzo 2008 alle 21:00 | Permalink

    La vista di un cadavere in putrefazione è estremamente evocativa. Stimola la paura della morte, vero carburante di fede e sopratutto superstizione.
    La morte è la più grande “rimozione” per il genere umano, fin dalla sua comparsa sulla terra: presentarla in questo modo ributtante stimola la ricerca di qualcosa che ci faccia scampare a questo destino.

    Secondo me è un abuso della mente dei semplici e nutro dubbi sulla sua igene. Si dovrebbe legiferare in proposito.

  4. Pubblicato 16 Agosto 2008 alle 23:10 | Permalink

    hanno toccato il fondo||||||||

  5. Vittorio
    Pubblicato 17 Febbraio 2009 alle 15:45 | Permalink

    Io sono credente nella religione cattolica, ma non condivido questo fatto di esumare un corpo, anche solo per un fatto di rispetto: i morti si devono lasciare stare in pace!!!
    Mia madre che pratica molto la chiesa, si sentiva bene quando andava a San Giovanni Rotondo, poi è andata di nuovo dopo la riesumazione e non gli ha fatto nessun effetto.
    Poi non dimentichiamoci che, oltre alla “necrofilia” di chi ha messo fuori il corpo, c’è l’interesse. Stanno andando persone da tutto il mondo a comprare souvenir e a prendere offerte dai pellegrini. In questo caso il business e la necrofilia vanno strettamente a braccetto. Bell’articolo complimenti!

Un trackback

  1. [...] maniacale descrizione del lento decomporsi di un corpo, degna di veri “necrofili” (ha ragione Biagio) . E’ un disagio profondo che prende gli ascoltatori ed i lettori, un disgusto non [...]

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