un atto di fede…

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Sia chiaro subito una cosa: qui non si sa se la chiesa l’abbia mandato davvero a cagare, se ci sia stato accordo o – per dirla in breve – com’è che i fatti siano andati esattamente. Di una cosa però siamo certi: questa spiegazione dei fatti è semplicemente ridicola. Don Gelmini era persona discussa [¹] all’interno della chiesa per alcune sue posizioni politiche, per il personalismo di alcune sue attività, per l’identità, i gesti (quello dell’ombrello, ad esempio) e per l’invenzione della cristoterapia. Succede che gli venga vomitata addosso l’infamante accusa di essere un pedofilo. Appena la cosa diventa di pubblico dominio, Gelmini la spara grossa e accusa la “massoneria ebraica“. Poi ritratta: c’è sempre il complotto ma da parte di giudici anticlericali e non più da parte degli ebrei. Insomma, per dirla in breve: “un gran bel casotto”. Ora che (don) Gelmini abbia chiesto al vaticano di essere non solo sospeso a divinis, ma di essere destituito come sacerdote e diventare il laico Piero Gelmini non è cosa assolutamente credibile. Ma che poi il vaticano accetti la richiesta, magari anche a malincuore (ché a quelli li non pareva vero di doversi tenere sul groppone un prete un po’ sopra le righe accusato di molestie sessuali su minori) è una soluzione che pare essere molto creativa: «Don Gelmini – ha dichiarato Alessandro Meluzzi – ha accolto con grande gioia la decisione del Papa». Si, come no! Ma non è tutto. Quello che davvero indigna di più è che i giornali non fingono neppure di ipotizzare che la cosa possa essere andata diversamente. Assolutamente: tutto normale. Si da la notizia così com’è stata data ché la chiesa, lo sanno tutti, di comunicazione non capisce un cazzo. Come se si trattasse del primo e unico caso di chierico che s’incula i bambini. Se la chiesa dice una cosa quella è, non c’è assolutamente la necessità d’occultare i fatti né di scaricare i personaggi scomodi. Tutti – lo ripeto – si limitano a raccontare banalmente la storiella così com’è stata raccontata. Tipo: «Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario» (Gv 11,44). Un atto di fede, insomma.

[¹] Quest’articolo de la Repubblica (3 marzo 2008) può chiarire ulteriormente l’aspetto della faccenda.

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