
Mettiamo da parte la ragione, non scomodiamo la fede. Facciamone solamente una questione di gusto. Dico così per dire, ché voi dovreste già sapere: de gustibus non est disputandum, chi la pizza la gradisce con le acciughe, chi col salame. E dunque proviamo a guardarla da questo verso, e lasciamo stare se siete atei, agnostici o credenti – stavolta fingiamo che sia una quisquilia, un dettaglio insignificante. Ecco, l’arcivescovo di Manfredonia appena aperta la bara di San Pio da Pietrelcina, alias Padre Pio, alias Francesco Forgione dichiara alla stampa: «Sin dall’inizio si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo il ginocchio, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure. Le stimmate non si vedono». Ecco, qui mi fermo e vi pongo la domanda: la scena è di vostro gusto? Insomma, a voi ‘sta cosa piace? Perché, vedete, possiamo stare qui a discutere fino alla fine dei nostri giorni, sbavando come cani fino a sputare bile ma, se a voi la scena piace, perché dovremmo scomodare la fede, perché dovremmo importunare la ragione?










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3 commenti
No, no, in questo caso, de gustibus est disputandum. Chissà Freud…
Quello che mi chiedo è perchè questa gente, che dovrebbe pensare soprattutto all’anima, si infervori tanto intorno ad un corpo, oltretutto morto. Insomma, mi pare perlomeno una curiosa inversione della scala delle priorità.
Siamo davanti all’ennesima esemplarità della superiore antropologia cristiana: s’impaglia il simulacro, lo s’imbelletta, si pettina la barba, si mettono due palle nelle orbite vuote sulle quali collassano i tessuti (quel che resta di essi) che una volta erano palpebre livide d’insonnia visionaria, e si espone il coso, il santo canforato: i resti mortali e puzzolenti di un povero psicotico che putrefaceva già da vivo, non senza qualche imbarazzo delle gerarchie. Morto, torna utile (e porta utili) – e alle gerarchie passa ogni tipo d’imbarazzo.
PS: Si consiglia di portare i bambini all’adorazione del pupazzo e di nascondere ben bene lo scorno nel mentre si spiega alla creatura innocente che in quel coso li sotto la teca, non ci vanno le batterie…