E così, di punto in bianco, la struggente telenovela mastelliana è terminata senza drammatici colpi di scena. Domenica scorsa il segretario del diroccato Campanile aveva accusato Berlusconi di essersi rimangiato la «riconoscenza» che evidentemente qualcuno gli aveva promesso. È stato poi lo stesso Berlusconi a confermare com’erano andati i fatti: «c’era un impegno mio nei suoi confronti per candidare una decina di parlamentari», ma poi ha scoperto dai sondaggi che «con Mastella avremmo perso dagli 8 ai 12 punti» e dunque… vaffanculo Clemente.
Oramai nulla più riesce a meravigliarmi. Né che un capopartito contesti al leader dell’opposizione di non essergli riconoscente per aver fatto cadere il governo di cui faceva parte come ministro di Grazia e Giustizia, né che l’altro – Berlusconi, dico – invochi come scusante il fatto che non gli convenga più onorare la parola data. «Questo – ha chiosato Mastella – è l’abisso della moralità». Ma, evidentemente, anche in fondo all’abisso c’è vita.

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