
«Mi dimenticavo di sottolineare un fatto: dopo più di sei mesi oggi ho fatto un bagno. È un record che già alcuni di noi stanno raggiungendo.»
versione 2.0

«Mi dimenticavo di sottolineare un fatto: dopo più di sei mesi oggi ho fatto un bagno. È un record che già alcuni di noi stanno raggiungendo.»
Interrogato su Gianfranco Fini, il Ciarra, stamani, sbotta: «Ma cosa vuole, ormai lo trattano come uno sguattero! E poi, in pubblico mi dà del fascista, in privato mi invita a pranzo. Anzi, a volerla dire tutta, anche Gianni Alemanno e Altero Matteoli mi hanno invitato a pranzo». E io che mi faccio tanti problemi quando il punto di blù della mia cravatta non sposa bene il grigio della giacca. Mah!

Con Piersilvio, stamani, Giuliano Ferrara ci va giù pesantino ma – si badi – usando un lessico tutto aggraziato, pesato fin nei minimi dettagli; un lessico così leggiadro che gli permette di spingersi fino a definire il Berlusconi jr. “uomo comune figlio del proprio tempo”. L’insulto, è vero, a saper legger tra le righe, ci sta tutto, ma il passo felpato dell’elefantino – dovete darmene atto che è così – è appena udibile, quasi impercettibile direi.
Scrive il direttore de Il Foglio che Piersilvio “ha un tratto personale amabile”. È bravo? “Dicono”, ché lui l’ha “genericamente perso di vista”, se lo ricorda oramai ragazzetto. È fortunato? Certo che lo è, ma, badate, la fortuna è tutta meritata ché – in fondo – si tratta della stessa fortuna dalla quale sono cadute le briciole di cui lui s’è nutrito; briciole che gli permettono, ancora oggi, di portare la pagnotta a casa. Anche se la pagnotta, oramai, il direttore preferisce sgranocchiarla (ma anche scroccarla, perché no? ) in santa pace in qualche sagrestia. Ma – e qui l’articolo inizia a vibrare – a Piersilvio “piacciono Daniele Capezzone e i radicali”. Discoletto, il nostro. È proprio un (gran) “figlio del proprio tempo”, uno stronzetto secolarizzato a tutto tondo, insomma. Solo che, sia chiaro, il direttore non lo può dire chiaramente ché la Miriam Raffaella Bartolini alias Veronica Lario come minimo gli dimezza lo stipendio. E allora che ti fa l’arguto elefantino? Invece di urlare in faccia a Piersilvio (anche se ad onor del vero qui si ha la sensazione che l’interlocutore vero della ramanzina sia Silvio più che Piersilvio) che è un lurido “figlio di puttana” attacca col pippone della “soave sordità, tipica di una certa Milano moderna, quella delle Invasioni barbariche, tv concorrente”. Insomma nella struggente chiosa all’articolo, il direttore – abortendo l’insulto che era già li pronto per uscire – ammette che oramai la Milano moderna non gli piace (“più”, verrebbe da aggiungere); quella di un tempo, invece – quella degli anni ottanta, dico – a Giuliano piaceva. Eccome se gli piaceva, ché altrimenti col cazzo che mi lievitava così. Scroccapagnotte che non é altro.
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