Daily Archive for marzo 17th, 2008

la situazione è ancora confusa…

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All’Angelus – chiede Tornielli, per il Giornale – Benedetto XVI non ha parlato del Tibet. Perché?
«
La situazione – risponde padre Cervellera – è ancora confusa, la Santa sede non ha informazioni dirette, e poi c’era già l’importantissimo appello per l’Irak…». Un cazzo alla volta, insomma.

“cavalli da parata alle Olimpiadi e carne da cannone in Vietnam”…

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Non c’è, davvero, molto da dire sull’argomento. La tragedia è talmente scontata, nella sua drammaticità, da poter essere definita lapalissiana. Il fatto è che il Tibet è un paese, ovvero è un raggruppamento di persone che hanno in comune caratteristiche quali la lingua, la cultura e l’etnia. Accade che Tenzin Gyatso, meglio noto come il XIV Dalai Lama, sia costretto ad un esilio forzato in India, a Dharamsala, perché la Cina ha deciso di annettere il Tibet. Sua Santità il Dalai Lama dopo un po’ di rimostranze si convince e dice che il suo Tibet non vuole l’indipendenza ché a loro basta l’autonomia (Tibet in Cina, insomma). Risposta, secca, del governo centrale cinese? Scudisciate. Proviamo a discuterne? Scudisciate. Manifestiamo? Scudisciate. Insomma – s’è capito – dalla Cina le risposte sono monocorde: mazzate, a prescindere.
Cos’è che possiamo fare? Iniziamo a rovinare la festicciola delle Olimpiadi del regime comunista cinese. Boicottiamo ’ste cazzo di Olimpiadi («i leader del mondo – ha scritto Richard Perle – disertino le Olimpiadi, e George W. Bush dia l’esempio»), checché ne dica sua Santità, e, ad ogni modo, speriamo che tra gli olimpionici ci sia qualcuno che se ne fotte degli accordi presi e faccia eclatanti gesti non violenti. Magari gli stessi gesti per cui erano famose le olimpiadi degli anni della guerra fredda.

tutto il resto è noia…

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«Proprio Benedetto XVI mi ha fatto scattare qualcosa dentro e allora mi sono riavvicinato a Dio. A me questo Papa ha dato emozione che è poi la spinta più importante per riavvicinarsi alla Fede. Io ho sempre cercato di credere in Dio ma visto che non mi piace il mistero, ho sempre avuto difficoltà ad accogliere la Fede, in assenza di segni. Ora è arrivato, il segno. Con questo Papa che mi fa innamorare».

Franco Califano, 17 marzo 2008

…garantista? A volte.

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«È una personalità negativa sul piano giurisdizionale. E riprovevole sul piano umano». Così s’è espressa la magistrata che ha gestito il caso di Filippo Pappalardi, padre di Ciccio e Tore. Giuliano Ferrara sull’ultimo numero di Panorama fa notare i toni con cui è stata concessa la scarcerazione e si lamenta per come la magistratura ha trattato la vicenda giudiziaria del Pappalardi: «il partito preso – scrive Ferrara – è una brutta bestia. Quando ti tocca in fatti di giustizia diventa una bestiaccia deforme, mostruosa. Quando si mescola con il maltrattamento della cronaca a mezzo stampa e tv, questa bestia letteralmente ti ingoia». Ancora una volta è stato costruito il mostro e sbattuto in prima pagina, ancora una volta il poveruomo di turno è stato vittima dell’assurda giostra mediatica e, nuovamente, il paradigma s’è deformato: colpevole fino a prova contraria. «E sapete – scrive Giuliano – da dove deriva questa sicumera nel giudizio? La gente tifa per i bambini, e vorrei vedere. Le si dà in pasto la definizione sommaria di un cattivo padre…», et voilà.
Provate, adesso, a cambiare prospettiva e tramutate il tifo per i bambini in tifo per gli embrioni e vedrete che anche in questo caso il paradigma del garantista salta e va a puttane ché anche quella del “ginecologo assassino” che lavora in una clinica sulla cui facciata d’ingresso andrebbe scritto “Abort macht frei” è definizione sommaria che «letteralmente ti ingoia». Non trovate? Però l’elefantino preferisce prodursi, questa volta, esclusivamente sullo scempio giudiziario di Gravina, nella difesa di quell’uomo che ha comunque preferito far nascere i suoi bambini piuttosto che abortirli quand’erano inermi embrioni. Anche se poi li picchiava. Però, cazzo, li ha fatti nascere e questo – solo questo – gli da il diritto d’essere trattato da presunto innocente.