Daily Archive for marzo 25th, 2008

…il martirio

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Si tratta di un dialogo tra un padre e una madre che si è svolto alla presenza di un medico. Il padre esordisce così: «Quando una cura intensiva la si vuole fare a tutti i costi si vuole a tutti i costi che un bambino rimanga handicappato». «Il primo giorno che Gabriele è stato estubato», stavolta è la madre a parlare, «ha avuto la possibilità di piangere. Noi l’abbiamo sentito per la prima volta e abbiamo provato un grande senso di gioia perché ci sembrava vivo. Però questo senso di gioia è diventato disperazione perché lui ha pianto perennemente e piangerà perennemente. Cosa hanno fatto? Hanno dato la vita a un pianto. Se nessuno ha il diritto di togliere la vita, che diritto hanno loro di darla in questo modo?». Il padre continua: « Gli è rimasto un quarto di cervello. Le capacità di avere una relazione con l’ambiente, con ciò che lo circonda, non ci sono assolutamente. È come un bambino vegetale solo che al posto di essere lì immobile ha un comportamento violento, aggressivo fatto di urla e torsioni, di movimenti spastici». La madre aggiunge: «Con un bambino così non sei veramente madre perché non esiste un rapporto» e lui conclude: «Quando il medico mi ha detto che sembrava che a Gabriele rimanesse solo un mese di vita, io ho provato una sensazione di benessere. In quel momento mi sono detto: “È finito il martirio”».

da Sulla propria pelle di Cinzia Sciuto. MicroMega, pag. 52

speriamo…

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A parole, tutti hanno condannato e continuano a condannare la sanguinosa repressione delle autorità cinesi; appena s’era avuta notizia della rivolta tibetana (con i tragici morti che, già nelle prime ore, si contavano a decine) era subito partito, puntuale, il tam tam della falsa solidarietà: quella solidarietà che vale quanto un soldo di latta e puzza più della morte.
A parole, dicevo, tutti sono pronti a condannare lo schifo e i soprusi che avvengono in Tibet per mano delle autorità cinesi. Autorità – è sotto gli occhi di tutti – che se ne sbattono i coglioni delle parole mentre temono – questo, si – una sola cosa: un fermo
aut aut dell’Occidente. Basterebbe, infatti, che uniti si dicesse: “cari cinesi, se la repressione non cessa immediatamente la fiaccola olimpica (ora che è bella che accesa) ve la potete ficcare nel culo, senza vasellina”. E invece l’ipocrisia dell’occidente si guarda bene dal farlo. E ci mancherebbe. Le argomentazioni, acute come uno spillo, a favore delle Olimpiadi non mancano e non mancheranno: già le vedo tutte li, in fila, ammantate di nobiltà e ragionevolezza, pronte a scegliere una strada da sepolcri imbiancati (“essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume” Mt 23:27). S’è detto (e si continuerà a dirlo) che il boicottaggio non serve a nulla e che anzi potrà danneggiare il popolo cinese, i dissidenti. Già li sento – a questi ipocriti dalle acute argomentazioni, dico – discettare sul fatto che in Cina la libertà non può che essere veicolata attraverso scambi di ogni genere (cazzo, non vorrete mica affermare che lo sport non è veicolo di pace?). E allora: Olimpiadi siano!
La verità, però,
è cosa ben diversa e anche i più cinici sarebbero disposti ad ammetterla. Ai capoccioni occidentali non importa un cazzo dei valori e dei principi se – e sottolineo se – questi rischiano di far saltare il principio di tutti i principi e il valore di tutti i valori: il profitto, quello che si celebra in borsa.
Suvvia, non siamo ipocriti, ché a saperle leggere le dichiarazioni di
certi miserabili è evidente come il sole che per loro il denaro viene prima di ogni cosa. Del resto, con il tempismo di un maratoneta da guinness dei primati, Bush (quello che va dicendo di parlare con Cristo, posandogli il capo sulla spalla), proprio alla vigilia della repressione tibetana, aveva tolto la Cina dalla lista dei paesi che commettono violazioni gravi dei diritti umani. Mah! (speriamo almeno che adesso ce l’abbia rimessa).
Di fronte allo scempio che s’è consumato e che, purtroppo, continua a perpetrarsi nel Tibet
mi sarebbe piaciuto sentir gridare un laico “non possumus”, unanime e forte, soprattutto da parte di quei governi e schieramenti che si definiscono liberali e che per giunta, magari, vanno sbandierando a destra (soprattutto) e a manca come irrinunciabili le radici cristiane dell’Europa. Nulla, purtroppo, di tutto questo è avvenuto e, ahimé, nulla di tutto questo avverrà nei giorni a venire ché sappiamo bene tutti come di pie illusioni democratiche siano lastricate le strade dei successi totalitari.
Ci resta, a ’sto punto,
la speranza che a far qualche cosa siano i mass-media, gli intellettuali, le personalità dello spettacolo e, perché no, gli stessi sportivi. Per come stanno evolvendo le cose il loro secco “no” alle Olimpiadi di sangue sarà la sola e unica solidarietà concreta per i democratici del Tibet e della Cina. Accontentiamoci. (E speriamo).

…è bello essere vittima!

Veglia di Pasqua in Basilica Vaticana

Nessun ideale si fa realtà senza sacrificio. – Rinnega te stesso. – È così bello essere vittima!

San Josemaría Escrivá de Balaguer, Cammino, 175