
“Come le lucciole, per splendere le religioni hanno bisogno delle tenebre” scriveva Arthur Schopenhauer. Io – sommessamente – mi permetterei di precisare che, per splendere, le lucciole hanno bisogno del culo.
versione 2.0

“Come le lucciole, per splendere le religioni hanno bisogno delle tenebre” scriveva Arthur Schopenhauer. Io – sommessamente – mi permetterei di precisare che, per splendere, le lucciole hanno bisogno del culo.
“Ibis redibis non morieris in bello” è – lo scrive Alberico delle Tre Fontane in Chronicon – il responso ambiguo che la Sibilla diede ad un soldato romano che era andato a consultare l’oracolo sull’esito della sua missione. Una frasetta ambigua da tradurre, dicevo, ché se la Sibilla ci metteva un’innocua virgola dopo quel “non” si era autorizzati non solo a grattarsi i coglioni ma a spaccarle pure la faccia, alla puttana. Questione, si dirà, di poco conto: quisquiglie oziose se non insignificanti. Epperò, vedete, a volte il diavolo s’insinua nei particolari e s’annida così bene, il bastardo, che riesce a strapparti finanche un sorrisino tant’è beffardo. Prendete, ad esempio, questo passo dell’omelia di Benedetto XVI: “Il sacerdote – ha detto il papa – deve essere uno che vigila. Deve stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male. Deve tener sveglio il mondo per Dio”. Leggetevela con calma, mi raccomando, senza malizia. Provate poi – per gioco, si capisce – a piazzare una virgola – si, un’innocua virgola – subito dopo “il mondo” e ditemi, adesso, se il diavolo non c’ha le corna.
“Si può, si può / si può, siamo liberi come l’aria, si può / siamo noi che facciam la storia, si può. / […] / Sono assai cambiato, sono così spregiudicato / sono infedele, sono matto, posso far tutto. / Viene la paura di una vertigine totale / viene la voglia un po’ anormale di inventare una morale/ […] / Si può, trasgredire qualsiasi mito, si può / invaghirsi di un travestito, si può / […] / Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?”
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