
La scrittura 3⁴ vuol dire, semplicemente, moltiplicare quattro volte 3 per sé stesso: 3⁴=3×3×3×3, cioè 81. Sembrerebbe ragionevole supporre – diranno in molti – che tre elevato alla potenza di 0, i.e. 3⁰ equivalga a nessun tre moltiplicato per sé stesso. Non è così! 3⁴ – è una banale regola delle potenze – può, infatti, scriversi anche come 3²×3² (non è un dogma: per convincersi basta invocare la proprietà associativa del prodotto) ché il prodotto di due potenze che hanno la stessa base restituisce una potenza della stessa base che ha per esponente la somma degli esponenti. Ma allora – e qui viene il bello – 3⁴ è anche uguale a 3⁴×3⁰. Donde 3⁰=1. E questo – sia detto per inciso – vale per (quasi) tutti i numeri, anche se qui abbiamo preso ad esempio il solo numero 3. Dice quindi la regola generale: un qualsiasi numero elevato alla potenza di 0 è uguale a 1. Recita il teologo: ogni cosa elevata alla potenza di Dio è uguale all’Uno. C’è però un’eccezione: il Male. Per assurdo, infatti, se 0⁰ fosse 1 – blasfemia, griderebbe il teologo – avremmo, banalmente, che:
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mentre l’operazione (1/0)⁰ dovrebbe essere priva di significato, essendo privo di significato il rapporto di un numero qualsiasi per zero [⁑] . Ebbene, il teologo, lavorando con gli stessi strumenti del matematico, spiega con la stessa eccezione il rapporto tra la giustizia di Dio e la presenza del male nel mondo.
[⁑] Direbbe Pierre de Fermat: “Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”.










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