l’uso della ragione

montoya.jpg

Don Franco Barbero, in un suo post assai sfizioso, nota – qui brutalizzo il suo pensiero ché tanto, volendo, potete tranquillamente andarvelo a leggere al link che ho riportato – un certo silenzio intorno alla figura di Dio e una forma di idolatria nei confronti della Madonna. «Al posto suo – scrive il prelato – parla e straparla una linguacciuta madonna che appare qua e là, piange, minaccia, invita, lancia messaggi. E’ infaticabile. Riesce a parlare contemporaneamente in continenti diversi». E, ancora: “si profila, dentro questa idolatria, [...] l’archiviazione della Bibbia che ormai è sostituita con la corona del rosario. Ecco come nasce, anzi si sviluppa, una nuova religione”. La cosa, pare evidente, fa frullare non poco i coglioni al don che arriva, in modo alquanto esplicito, financo a prendersela con i suoi più alti superiori. Ma c’è dell’altro. Sul finire del post, l’incauto prete prova anche a suggerire come cura per arginare questa nuova ondata mariana, “la lettura biblica assidua e seria e l’uso della ragione”. Ora – e sia questo solo un consiglio che vale pure come chiosa – passi per la prima prescrizione ma la seconda – l’uso della ragione, dico – è, a mio avviso, cosa assai pericolosa ché così facendo si rischia di mandare a puttane l’intero magistero e non solo la neo-deriva mariana.

Io, caro don Franco, al posto suo procederei con più cautela e mi fermerei al primo consiglio. Poi, faccia lei.

micromega…


kinder.gif

A ben pensarci è un po’ come succede con le sorpresine degli ovetti di cioccolato: o ci trovi dentro il pupazzetto tutto d’un pezzo o una miriade di pezzettini da montare insieme con certosina pazienza. Una su tre – recita la pubblicità stampigliata sulla confezione di cartone – dev’essere, necessariamente, o l’uno o l’altra cosa. Il pupazzo lo guardi, ne saggi la caratura estetica, ne valuti i dettagli e poi – è la prassi – ti chiedi, dubbioso, a che cazzo potrà mai servirti. La sorpresina da montare, invece, richiede d’obbligo la consultazione dell’apposito fogliettino con tutte quante le istruzioni, un monocolo da orefice e due lauree (una, si badi, dev’essere ingegneria). Poi, di solito, si prende il manufatto e lo si butta nel secchio della spazzatura e s’inizia a giochicchiare con la stagnola per farne un anellino da regalare alla bella o una rozza pallina per un subbuteo artigianale: un paio di passaggetti con le dita a simulare le gambe dei giocatori. Beh, insomma, la rivista Micromega è così.

Mi ricordo…

nietzsche.jpg

«Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato… L’uomo chiese una volta all’animale: “Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?” L’animale voleva rispondere e dice: “Ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire” – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque: così l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre accanto al passato: per quanto lontano egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l’attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “Mi ricordo”. »

Friedrich Nietzsche, Considerazioni inattuali

Powered by WordPress.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. 59 queries. 1.163 seconds.