Daily Archive for maggio 13th, 2008

Lasciate che i pargoli facciano venire me…


maggiolino.jpgmaggiolino2.jpg

«Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. » (cfr. Mt. 7 – 1:5)
Perché cito Matteo? E vàllo a capire.

…rialzati, Italia!

russians_kneeling.jpg

«Per aiutare tutti noi invochiamo l’aiuto di Dio e anche un po’ di fortuna che, come si sa, va aiutata con coraggio e virtù».

Silvio Berlusconi, 13.05.2008

k.o. tecnico…

guantoni.jpg

[ * ]

in Italia…

cloro_al_clero.gif

Se Cristo vive nella sua Chiesa, se Cristo è Dio fatto uomo, se il Verbo è Verità eterna – lasciandovi liberi di eseguire, per conto vostro, tutti i passaggi intermedi; potete, semmai ne aveste bisogno, farvi aiutare anche dagli scritti di San Josemaría Escrivá – è chiaro: i cattolici hanno tutto il diritto, e il sottinteso dovere (cf. Mt 28:19), di tradurre in legge dello Stato il magistero Vaticano. O comunque di provarci ché “per i cristiani resta sempre aperto [...] un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica” (cfr. Benedetto XVI , 12.05.2008). Se poi – Dio voglia – si riesce a far coincidere il peccato col reato, la cosa ci sta tutta – e pure bene, direi. Il non credente? Non scassasse i coglioni ché non tutto ciò che è amorale, poi, si riesce a commutare in reato. Qualche esempio? I rapporti prematrimoniali, il divorzio, l’omosessualità, la masturbazione e – forse ancora per poco – l’aborto. Contenti? Al clericale, insomma, è fatto salvo il diritto di dire all’anticlericale – quando fallisce, sia inteso, il progetto di regolare per legge l’atto peccaminoso – che se peccherà brucerà nel fuoco ardente e vivo dell’inferno mentre se l’anticlericale fa la voce grossa e contesta, tanto per dirne una, la venuta del papa all’Università di Roma è chiaramente intollerante. Se lo sciagurato miscredente afferma la legittimità di una legge che non piace alla Chiesa, sta spaccando – lo sciagurato, dico – le coscienze del paese e contribuisce ad aprire “un’ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze” . Chiaramente tutto questo in Italia. Perché, scusatemi, in quale altro paese può accadere tutto ciò?

nota…

sanpietropasqua.jpg

La questione si ripropone: Sua Santità prova a verificare le reazioni della nuova compagine governativa nei confronti dei suoi richiami. E ci va giù duro, usando tutta la retorica che ha in corpo ché evidentemente smania – il pastore, dico – di saggiare bene la reattività del suo nuovo gregge reo – a detta di qualcuno – di non aver nessun vero cattolico al suo interno. Tant’è significativo il messaggio che – è voce che corre tra i ben informati – sia stato, pare, lo stesso pontefice a calibrarlo attentamente. Vale la pena, dunque, di prendersi la briga di rileggersi con calma, ancora una volta, il testo prima di entrare nel merito.
Ma intanto, a margine, una piccola osservazione: l’attacco alla 194 sta, via via, scivolando sul piano inclinato e sdrucciolevole delle politiche sociali: non una spinta verso maternità coscienti e responsabili ma, semplicemente, una delega alla coscienza e alla responsabilità date direttamente alla comunità tutta. «Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia – dice Benedetto XVI – per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno». La questione, insomma, viene prepotentemente fatta ricadere, in qualche modo, – per la parte che non riguarda il potere riproduttivo, intendo – sulla comunità che accoglie (e questo pure mi pare importante sottolinearlo) il feto già come una persona quand’è ancora nell’utero materno. La spinta prepotente di questa nuova battaglia è tutta rivolta, quindi, verso la comunità che si fa carico delle condizioni della gravida (e
quindi della futura madre) per consentire al frutto che questa porta in grembo di poter venire alla luce. Cos’è che si tenta di affermare? Innanzitutto che il feto è persona e, quindi, proprio perché persona è anche un bene di tutti, un bene della comunità che, di riflesso, deve spingersi fino al punto di stabilire cos’è che occorre darle quand’è embrione e cosa, invece, toglierle quando non lo è più. Sempre, sia ben inteso, nell’interesse di tutti.
Nel concludere, registro le reazioni del mondo politico nostrano che – sia detto per inciso – paiono ancora abbastanza confuse. L’Udc, per bocca di Rocco Buttiglione, fa sapere che si farà carico di portare in Parlamento quello che Benedetto XVI ha auspicato, mentre – leggo da Il Corriere – per una Mussolini timidamente critica c’e una Carfagna tendenzialmente favorevole. Insomma, al netto delle dichiarazioni del solito Pannella, pare che l’intenzione prevalente della classe politica sia quella di aiutare economicamente le donne che si sentono costrette ad abortire perché in difficoltà economiche e a far meglio applicare la 194. Ma, è giusto precisarlo, stiamo ancora alla prima fase del passaggio all’incasso da parte della Santa Sede. Dalla Cei, tanto per dire, ancora non s’è sentito nulla.