in Italia…

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Se Cristo vive nella sua Chiesa, se Cristo è Dio fatto uomo, se il Verbo è Verità eterna – lasciandovi liberi di eseguire, per conto vostro, tutti i passaggi intermedi; potete, semmai ne aveste bisogno, farvi aiutare anche dagli scritti di San Josemaría Escrivá – è chiaro: i cattolici hanno tutto il diritto, e il sottinteso dovere (cf. Mt 28:19), di tradurre in legge dello Stato il magistero Vaticano. O comunque di provarci ché “per i cristiani resta sempre aperto [...] un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica” (cfr. Benedetto XVI , 12.05.2008). Se poi – Dio voglia – si riesce a far coincidere il peccato col reato, la cosa ci sta tutta – e pure bene, direi. Il non credente? Non scassasse i coglioni ché non tutto ciò che è amorale, poi, si riesce a commutare in reato. Qualche esempio? I rapporti prematrimoniali, il divorzio, l’omosessualità, la masturbazione e – forse ancora per poco – l’aborto. Contenti? Al clericale, insomma, è fatto salvo il diritto di dire all’anticlericale – quando fallisce, sia inteso, il progetto di regolare per legge l’atto peccaminoso – che se peccherà brucerà nel fuoco ardente e vivo dell’inferno mentre se l’anticlericale fa la voce grossa e contesta, tanto per dirne una, la venuta del papa all’Università di Roma è chiaramente intollerante. Se lo sciagurato miscredente afferma la legittimità di una legge che non piace alla Chiesa, sta spaccando – lo sciagurato, dico – le coscienze del paese e contribuisce ad aprire “un’ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze” . Chiaramente tutto questo in Italia. Perché, scusatemi, in quale altro paese può accadere tutto ciò?

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