La questione si ripropone: Sua Santità prova a verificare le reazioni della nuova compagine governativa nei confronti dei suoi richiami. E ci va giù duro, usando tutta la retorica che ha in corpo ché evidentemente smania – il pastore, dico – di saggiare bene la reattività del suo nuovo gregge reo – a detta di qualcuno – di non aver nessun vero cattolico al suo interno. Tant’è significativo il messaggio che – è voce che corre tra i ben informati – sia stato, pare, lo stesso pontefice a calibrarlo attentamente. Vale la pena, dunque, di prendersi la briga di rileggersi con calma, ancora una volta, il testo prima di entrare nel merito.
Ma intanto, a margine, una piccola osservazione: l’attacco alla 194 sta, via via, scivolando sul piano inclinato e sdrucciolevole delle politiche sociali: non una spinta verso maternità coscienti e responsabili ma, semplicemente, una delega alla coscienza e alla responsabilità date direttamente alla comunità tutta. «Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia - dice Benedetto XVI - per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno». La questione, insomma, viene prepotentemente fatta ricadere, in qualche modo, – per la parte che non riguarda il potere riproduttivo, intendo – sulla comunità che accoglie (e questo pure mi pare importante sottolinearlo) il feto già come una persona quand’è ancora nell’utero materno. La spinta prepotente di questa nuova battaglia è tutta rivolta, quindi, verso la comunità che si fa carico delle condizioni della gravida (e quindi della futura madre) per consentire al frutto che questa porta in grembo di poter venire alla luce. Cos’è che si tenta di affermare? Innanzitutto che il feto è persona e, quindi, proprio perché persona è anche un bene di tutti, un bene della comunità che, di riflesso, deve spingersi fino al punto di stabilire cos’è che occorre darle quand’è embrione e cosa, invece, toglierle quando non lo è più. Sempre, sia ben inteso, nell’interesse di tutti.
Nel concludere, registro le reazioni del mondo politico nostrano che – sia detto per inciso – paiono ancora abbastanza confuse. L’Udc, per bocca di Rocco Buttiglione, fa sapere che si farà carico di portare in Parlamento quello che Benedetto XVI ha auspicato, mentre – leggo da Il Corriere – per una Mussolini timidamente critica c’e una Carfagna tendenzialmente favorevole. Insomma, al netto delle dichiarazioni del solito Pannella, pare che l’intenzione prevalente della classe politica sia quella di aiutare economicamente le donne che si sentono costrette ad abortire perché in difficoltà economiche e a far meglio applicare la 194. Ma, è giusto precisarlo, stiamo ancora alla prima fase del passaggio all’incasso da parte della Santa Sede. Dalla Cei, tanto per dire, ancora non s’è sentito nulla.










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