“Marco è Marco Travaglio”…

amanuense.jpg

Lo sventurato rispose.
E
l’altro – a ragione, direi – gli fece un mazzo tanto.

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8 commenti

  1. Pubblicato 14 Maggio 2008 alle 08:57 | Permalink

    A proposito di Travaglio:

    L’industria della coscienza …

    Ma chi fa parte dell’industria della coscienza? Chi oltre all’attuale e ben nota leadership politica di sinistra - i noti Piero Fassino, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro - ne fa parte? Ecco alcuni nomi illustri: Beppe Grillo, Roberto Benigni, Dario Fo, Marco Travaglio, Michele Santoro, Gino Strada, Nanni Moretti e tanti altri come loro che da sempre si adoperano incessantemente a tenere ben sveglie le coscienze altrui e ben alti i propri profitti grazie al sentimento spinto di matrice sinistra. Già, perché sono migliaia i cultori dell’ideologia buonista ancora attivi, e hanno tutti - salvo qualche rarissima eccezione - un denominatore comune: un cospicuo conto in banca. E così fu che la cosiddetta elite della coscienza si inventò paladina dei poveri, per poi in seguito spacciarsi per la parte migliore del paese, la parte più buona, quella sana …

    http://new-italy.net/i-falsi-profeti/industria-della-coscienza/

  2. Pubblicato 14 Maggio 2008 alle 09:07 | Permalink

    In risposta all’ultimo commento:

    Sostieni quello che vuoi ed in totale libertà, ma far passare Travaglio per “uno di sinistra” mi sembra eccessivo.

    Ha lavorato per Montanelli, ha scritto al Giornale, sul Borghese (di Prezzolini), su La Voce. E’ giustizialista. E’ moralista.

    Ti sembrano cose da sinistra?

  3. gibo
    Pubblicato 14 Maggio 2008 alle 21:02 | Permalink

    “Ma cos’è la destra..cos’è la sinistra?” diceva gaber in una bellissima canzone…

  4. Pubblicato 15 Maggio 2008 alle 22:04 | Permalink

    Li si vuole poveri quelli con la schiena dritta? Basta dirlo.

    Farebbero pendant col Presdelcons.

  5. Pubblicato 16 Maggio 2008 alle 05:33 | Permalink

    @Daniele: Non penso affatto che sia questione di soldi. D’Avanzo critica il metodo. Travaglio si giustifica dicendo: il fatto è vero. Ma quale fatto? Che Schifani abbia in un lontano passato legittimamente frequentato delle persone allora incensurate? In realtà con le sue accuse ha suggerito – Travaglio, intendo – ai telespettatori che Schifani ha frequentato, e forse frequenta ancora, dei mafiosi. «Si è voluto soltanto ragionare – ha scritto D’Avanzo ieri – senza ipocrisie su un metodo giornalistico che, con niente o poco, può distruggere la reputazione di chiunque». E mi pare che il ragionamento abbia colto nel segno. Al di là dei legittimi guadagni.

  6. Alfredo
    Pubblicato 16 Maggio 2008 alle 10:18 | Permalink

    Possiamo discutere quanto vogliamo sui metodi, ma al di la del caso perticolare di Schifani , non si può negare che cìè un problema di moralità politica in Italia e che ci sia in Parlamento non ricordo quanti condannati in via definitiva. Poi sta all intelligenza del lettore e ascoltatore capire la reale entità dei fatti. Si attacca il metodo Travaglio?
    Vogliamo parlare del metodo di Vespa?di Ferrara?di Fede(sempre che abbia un metodo ques ultimo)o di qualcun altro.

  7. Pubblicato 16 Maggio 2008 alle 10:43 | Permalink

    @Alfredo: Se – tanto per fare un esempio – scrivessi che la Brambilla si è chiusa in una stanza con Calderoli e si è spogliata (la mia affermazione, nell’ottica dell’esempio si badi, può essere vera ma è incompleta e faziosa perché tronca di alcuni particolari) che cosa capirebbe chi mi legge? che Calderoli è un medico (come effettivamente è) e che la stava visitando o penserebbe ad altro? L’articolo che prevede il reato di calunnia non dice che si commette il reato soltanto andando in Procura a denunciare qualcuno: basta simulare le tracce della colpevolezza, ovvero far credere qualcosa anche senza affermarla. Proprio in questo senso il comportamento di Travaglio è spregevole: non è quello che ha detto, che è delittuoso; è quello che ha fatto intendere. La sua è semplicemente una bassa insinuazione.
    Per chiudere: giustificare “un metodo” solo perché qualcun altro è avvezzo ad usare altri “metodi” più o meno discutibili non i sembra una buona difesa d’ufficio. In generale.

  8. Pubblicato 18 Maggio 2008 alle 09:07 | Permalink

    In risposta al mio commento, scrivi: ” E mi pare che il ragionamento abbia colto nel segno. Al di là dei legittimi guadagni”

    Non conosco e non voglio conoscere i guadagni di D’Avanzo, che seguo e stimo dai tempi della uno bianca, ma mi par di ricordare che lo spinello di Martelli in Kenia fosse stato eviscerato da Repubblica. Sempre Repubblica e l’Espresso, con la Cederna, non furono teneri col presidente della Repubblica Giovanni Leone.

    Per non parlare della stampa vicina e amica a Schifani, con la indimenticabile vicenda cinematrografica della commissione Telekom-Serbia e gli spassosissimi insulti a mortadella, ranocchio e cicogna.

    …in realtà Travaglio, come prima di lui Grillo e presto Di Pietro, pagano lo scotto di essersi incuneati tra l’informazione del potente gruppo editoriale Espresso e il potere politico di sinistra.
    Di voler rappresentare direttamente una certa informazione e soprattutto rei di aver parlato male dei giornalisti stessi, tutti. Chi la fa l’aspetti. No?

    P.S. A me comunque la battuta sulla muffa (e la penicillina) è piaciuta: ed era di Luttazzi, per la verità.

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