
«Consentire a coppie lesbiche l’accesso alla procreazione in vitro [...] significa – sostiene Assuntina Morresi su l’Avvenire di ieri – cancellare il padre, con tutto quello che ne consegue sul piano simbolico e concreto». L’intero concione della pia professoressa potete leggervelo qui. Non cito null’altro del pezzo, contenti? Così, almeno, non vi tolgo lo sfizio – assai gustoso e invitante, a dire il vero – di farvi scoprire da soli il come e il perché la tipa abbia mandato la ragione a batter sul sagrato: tre Pater e un paio di Ave per ogni marchetta!
Avviso i miei dolcissimi lettori, humani generis delicia mea, che – e quanto dico valga come incìso – da queste parti, chiamando alla memoria un intervento del professor Veronesi, si è convinti che «l’educazione migliore per un bambino [...] non dipende [...] dall’orientamento sessuale dei genitori, ma dal loro affetto e dalla loro attenzione».
Buona lettura.










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Un commento
Una cosa non mi è chiara…se l’essere gay è orientamento sessuale, (quindi libera scelta) perchè non si accettano le conseguenze innaturali di questa libera scelta e ci si appella al bisogno naturale di avere dei figli? Non è un controsenso?