Daily Archive for maggio 23rd, 2008

…d’oh!

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Sbrighiamo subito i convenevoli, sennò si rischia di sembrare il Pecoraro Scanio di turno. Dunque: sono – per principio, direi –ideologicamente favorevole ad ogni tipo di avanzamento scientifico-tecnologico e quindi quattro hip-hip-hurrà per la possibilità che anche da noi s’inizi a parlare di nucleare. Sbrigato, mi pare sia tutto. Ora, però, parliamo d’altro, ma senza allontanarci troppo dal contesto, ché anche a volercene allontanare non ci si riesce, visto che è strutturale. Quando Scajola ieri ha annunciato «entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione» così, di riflesso, ho provato un senso di fottuta paura. Strano direte – visto l’incipit del post. Eggià strano… ma solo fino ad un certo punto, carissimo mio lettore, ché quello che mi preoccupa non è questa tecnologia in particolare, ma gli italiani in generale e il loro pressappochismo nello specifico. Ché – a ben pensarci su un pochino – un conto è gestire (e provare ad arginare) l’emergenza rifiuti altro, invece, è provare a gestire quello – ipotetico ma non improbabile – delle scorie. Insomma, il solo pensiero che un Bassolino qualsiasi possa, un domani, dover metter bocca sullo smaltimento di materiale radiattivo… meglio non pensarci, vah.

gli errori…

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«In un mondo dove tutto (scienza, consapevolezza, informazione eccetera) spinge a fare le cose giuste, concedersi degli errori resta l’unico modo per esercitare la propria libertà di scelta. È puerile, ma almeno si ha la percezione di aver preso una decisione, ancora più libera proprio perché sbagliata. Fumare è un vizio, a me piace per questo. I vizi (e le passioni) sono l’unico modo che ci resta per coltivare il nostro romanticismo. Che poi non è regalare fiori alla fidanzata o avere gli occhi languidi, ma ritenere l’idea di libertà come fondamentale esigenza dell’individuo. Per questo è romantico (e molto più divertente) fare scelte sbagliate, faticose da sostenere. Per questo ai nostri errori ci affezioniamo come fossero figli. Quindi se la razionalità impera e tutti fanno la cosa giusta, a noi non resta che fare ogni tanto quella sbagliata, senza rimpianti. Se invece verremo obbligati a fare sempre e solo la scelta più corretta, sarà l’inizio del peggio in assoluto: la dittatura del ragionevole. »

Giordano Bruno Guerri, 09.01.2005

…un giornalista?

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Di là dal testo (al netto di quel “profeta pazzo” che è, per certi versi, assolutamente irraggiungibile), sul cui valore letterario non mi cimento in critica ché attualmente sono immerso nella lettura di un ben più illuminante Dylan Dog, pare evidente in Ennio Caretto più d’una lacuna. Serial killer – tanto per dirne una – non è uno che ammazza tante persone, ma qualche cosina di ben più preciso; tunnel, invece, anche nel più economico dei dizionari italiani, è scritto con una l. E poi – giusto per guardare pure alla sostanza – la follia omicida è quella di chi ammazza, non di chi convince gli altri ad ammazzare. “Basta” direte voi? “Magari”, rispondo io ché c’è un piccolissimo e, assolutamente, non irrilevante dettagliuzzo che annienta di botto l’intero pezzo del raffinato Caretto: sotto la casa di Manson non c’era una beneamata mazza – «So far there have been no human remains found». Insomma, in poco più di 3000 battute ci sono talmente tante cazzate concentrate che occorre davvero un impegno di non poco conto per infilarcele tutte. E questo sarebbe un giornalista? Suvvia non fatemi dire altro ché Francuccio, il mio parcheggiatore di fiducia, vomita pure un italiano migliore. Giuro.