…un giornalista?

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Di là dal testo (al netto di quel “profeta pazzo” che è, per certi versi, assolutamente irraggiungibile), sul cui valore letterario non mi cimento in critica ché attualmente sono immerso nella lettura di un ben più illuminante Dylan Dog, pare evidente in Ennio Caretto più d’una lacuna. Serial killer – tanto per dirne una – non è uno che ammazza tante persone, ma qualche cosina di ben più preciso; tunnel, invece, anche nel più economico dei dizionari italiani, è scritto con una l. E poi – giusto per guardare pure alla sostanza – la follia omicida è quella di chi ammazza, non di chi convince gli altri ad ammazzare. “Basta” direte voi? “Magari”, rispondo io ché c’è un piccolissimo e, assolutamente, non irrilevante dettagliuzzo che annienta di botto l’intero pezzo del raffinato Caretto: sotto la casa di Manson non c’era una beneamata mazza – «So far there have been no human remains found». Insomma, in poco più di 3000 battute ci sono talmente tante cazzate concentrate che occorre davvero un impegno di non poco conto per infilarcele tutte. E questo sarebbe un giornalista? Suvvia non fatemi dire altro ché Francuccio, il mio parcheggiatore di fiducia, vomita pure un italiano migliore. Giuro.

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