Monthly Archive for giugno, 2008

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«[Il papa] si è imbufalito per non essere stato messo tra le prime cento personalità del mondo. Lui, così vanitoso, sempre con la mitria. L’altro, il “Santo Subito” Wojtyla, aveva un vantaggio: era un buon attore, fingeva di essere gobbo e buono, e viaggiava, e viaggiava, anche se non ha mai mosso la Chiesa di un millimetro. Questo è molto elegante, ha un accento che se si veste da SS con quella faccia fa svenire tutti gli ebrei che incontra. È inutile che s’incazzi. La retorica della povertà è quella che ha vinto sempre: San Francesco a piedi nudi, Ghandi vestito da paria, Teresa di Calcutta in sandali. Se vuol salire in classifica, si metta un saio da francescano, impari l’arabo e vada a Gaza a fare un discorso. »

Paolo Villaggio, 30 giugno 2008

ridicolo e sinistro…

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«L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti. Specialmente i giovani. »

Pier Paolo Pasolini, da Lettere Luterane, 11.09.1975

olé…

AUSTRIA SOCCER EURO 2008 FINAL

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sembra…

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«Carri, canzoni, travestimenti: comincia la festa. L’orchestrina che suona “Rosamunda…”, le bandiere arcobaleno, striscioni e cori». Sembra la descrizione di uno di quei meeting dei papa boys, e invece si parla del Gay Pride di Bologna.

è tutto scritto qui…

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È tutto scritto qui, nero su bianco, a pagina 7 del Corriere del Mezzoggiorno di sabato 28 giugno. Titolo: “Preti picchiati all’oratorio, avevano sgridato un bimbo”. La dinamica dell’accaduto è cosa assai banale; poche battute e ve la riassumo tutta. A Gianturco (Napoli), nella Parrocchia della Sacra Famiglia, un prete – tale padre Rosario Avino – ha sgridato un ragazzino (il chierico, in verità, ha anche preso il fanciullo per la maglietta e l’ha spinto) la cui colpa – la colpa del ragazzino, dico –, è stata quella di non voler giocare insieme agli altri dell’oratorio. Il ragazzino, mi pare di capire, se n’è subito lamentato col babbo che, incazzato anch’egli come un toro, è andato a chiedere ragioni al prete. A quanto pare gli animi si sono subito accesi – provate voi a calmare un toro incazzato come un babbo– e il pretuzzo, vista la mala parata, ha chiamato un altro prete in soccorso.
Il babbo del ragazzino chiama anche lui i rinforzi – ché due preti sono molto di più di un solo laico incazzato. E così la cosa ha preso toni fortemente passionali – dapprima viola poi un deciso rosso sangue – e da uno strattone s’è passati ad un pugno, qualche schiaffo c’è pure scappato, uno sputo, qualche parolaccia… mantieni ad uno, schiaffeggia ad un altro… insomma i laicisti, alla fine,
hanno fatto il culo a tarallo ai chierici, scommandoli di sangue.
La cosa – manco a dirlo – ha indignato, e di molto, l’intero paesino: trecento pie anime sono scese in piazza, torce alla mano, per solidarizzare con i due religiosi. [Anche i giornalisti, in realtà, hanno, in massa, solidarizzato con i chierici: per un Sepe intervistato, sostenuto a gran voce da altri don in gonnella, non c'è stato un solo picchiatore laicista – uno solo, dico – che ha potuto esporre le sue ragioni: è venuto a mancare, come al solito, il contraddittorio.]
Intervistato sull’accaduto, don Tonino Palmese la butta sul relativismo: «il clima di violenza generalizzato che ci circonda [...] fa sentire tutti autorizzati a rispondere con la sopraffazione a qualunque fatto che possa essere avvertito come tale (in questo caso il rimprovero al bambino)». Al di là delle fini argomentazioni che chiunque potrebbe ricamare sull’accaduto, la cosa a me pare, davvero, di una banalità disarmante. È legge naturale, non ci sono cazzi che tengono: a violenza (anche se esercitata per nobili fini pedagogici) si è soliti risponde con altra violenza.

può essere…

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Sarà certamente un mio limite, ma in tutta onestà proprio non riesco a vedere ancora questo formidabile rialzarsi dell’Italia tanto sbandierato dal centrodestra durante l’ultima campagna elettorale: l’economia va sempre più di merda, la giustizia non ne parliamo, l’umore pubblico non è giulivo, la pressione fiscale è quella che è e la spazzatura continua ad accumularsi e a bruciacchiare nelle strade…
È troppo presto? È vero: Berlusconi è premier da troppo poco tempo, non si può pretendere
Harry Potter. Ma – me lo chiedo, davvero, senza malizia alcuna – all’attivo cosa vanta? Al netto della simpatia del Papa e di qualche rata in meno dell’ICI, mi pare che il tipo non abbia mostrato alcun guizzo di genialità. Avete traccia di qualche sarkozata che mi fosse scappata? Cosa? Dite che per ora sta pensando ai cazzi suoi? S’aggiusta le sue cosucce e poi ci stupirà? Questione di priorità, insomma? Può essere.

Non c’è dubbio…

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«Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre. »

Pier Paolo Pasolini, 9 dicembre 1973

Schifani bis…


Solo un altro treppiede potrà fermarlo. Adesso.

Bang bang, he shot me down…

APTOPIX Bush US Europe Vatican

«La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rafforzato il diritto individuale degli americani ad essere armati. Con una sentenza storica su come interpretare, una volta per tutte, un diritto costituzionale sancito in modo incerto nel 1791, i giudici hanno bocciato un divieto a detenere le armi che era in vigore nella città di Washington.» (corriere.it, 26.06.2008).

Quello del “diritto individuale ad essere armati” è questione tutta americana, ché qui in Europa il problema non si pone neppure. Al netto, infatti, delle categorie professionali che ne prevedono, per legge, la dotazione – qui da noi, dico – il possesso di un’arma per un semplice cittadino è un “diritto” solo in casi assai sporadici e ben regolamentati (He wore black and I wore white) ché è lo Stato ad essere preposto alla difesa dei suoi cittadini. Neanche il più acritico e viscerale sostenitore degli Stati Uniti nostrano si sognerebbe, insomma, di rivendicare questo “diritto alla pistola” (Bang bang, I hit the ground). Eppure – tanto per rimanere tra le nostre mura – qui in Italia sono in tanti quelli che ci tengono ad indicare gli Stati Uniti come modello positivo (“Gli Stati Uniti modello di laicità positiva” scriveva l’Osservatore Romano il 16 aprile scorso); sono in tanti – e pure molto influenti – quelli che riconoscono, tanto per dire, nel testo della Costituzione d’America la summa del diritto. Potenza economica delle industrie produttrici d’armi americane? Può darsi.

La questione, però, è abbastanza delicata, soprattutto nelle implicazioni sociali che può avere, sicché, ritornano al Santo Padre, sono davvero curioso di leggere una qualche santa considerazione del pontefice (He didn’t take the time to lie) proprio su questa sentenza della Corte Suprema: nel paese dove la religione sposa così bene il sociale (Just for me, the church bells rang), non trovate che sarebbe davvero deplorevole approvare questa mania? Ma disapprovare, dopo tutte le smancerie che ci sono state col presidente Bush (“Remember when we used to play?”), non risulterebbe sconveniente? Secondo me il pontefice preferirà non proferir parola (Bang bang, that awful sound): all’Angelus parlerà d’altro: del prezzo della benzina, forse? o del caro ombrellone? Chissà.

…qual è il suo rapporto con Pannella?

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«Questo giornale [Donna e Diva] mi aveva chiestodice Emma Bonino – una intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell’energia, della povertà. Mi sono puntualmente preparata su temi che seguo da tempo ed ho scritto un articolo. Il vertice è passato sotto silenzio anche da noi, perché assorbito dalla polemica sulla presenza di Ahmadinejad. Ho mandato questo testo, e a quel punto mi hanno chiesto una fotografia in casa. Ho accettato, anche se non lo faccio mai, e puntuale è arrivata la giornalista, e con lei le due domande inesorabili: come concilia la vita personale con la politica? A cosa ha dovuto rinunciare? Qual è il suo rapporto con Pannella? Arrivata a questa inesorabile domanda mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato”. Ecco, volevo ben credere che “si trattava di una bufala”, era un “test” sugli “stereotipi femminili” ché dichiararsi innamorati in pubblico, di fronte a perfetti sconosciuti, mi sembra cosa di pessimo gusto. Davvero. Alla stregua, tanto per intenderci, di quelli che, in premessa ad un discorso, si dichiarano, senza alcun pudore, ferventi credenti di questa o quell’altra fede religiosa: stai li, davanti ad un perfetto sconosciuto e presumi che gli altri – anch’essi per lo più dei perfetti sconosciuti – siano in qualche modo dei voyeur e ti concedi loro sperando di far cosa gradita. Nulla di male, per carità, ma – sarà certamente un mio limite – mi sembra ridicolo, ecco. Roba da “E chi se ne frega”, tanto per intenderci.
Un mio personalissimo consiglio? Per la prossima bufala, cara Bonino, pensi ad una lite con Pannella: il test le viene su più carino e, mi creda, ne guadagna pure in credibilità.