
«Stando a quanto dice il Genesi all’inizio, dove la Santissima Scrittura tratta dell’origine del mondo, risulta che a parlare prima di tutti è stata una donna, cioè Eva [...]. Tuttavia, benché nei testi si trovi che per prima ha parlato una donna, è più conforme alla ragione ritenere che sia stato l’uomo a parlare per primo, ed è sconveniente non pensare che un atto così nobile del genere umano sia sgorgato prima dalle labbra di un uomo che da quelle di una donna». Chi parla non è un predicatore misogino assatanato di sessuofobia – uno dei tanti padri della Chiesa, tanto per capirci – ma nientemeno che il sommo Dante (De vulgari eloquentia, cap. IV, trad. Mengaldo). Stupiti? Tranquilli, non è tutto ché – ed è questa cosa assai sconcertante – a legger il testo biblico, in verità, si scopre che a parlare per primo è stato davvero Adamo (Gen. 2:20). Pare, insomma, che Dante fosse così preoccupato – ossessionato, direi – che una donna avesse potuto parlare per prima che era financo disposto a cambiare la Bibbia! E stiamo parlando – lo ripeto – di Dante, cioè di un padre e un marito quasi esemplare (oltre che d’un amante ideale). Figurarsi gli altri!
Il guaio è che la tradizione ha una forza così profonda che, per giustificarla, si è disposti a tutto.











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