Daily Archive for giugno 8th, 2008

…che scandalo!



scandalo (scàn·da·lo) (pop. scandolo) s.m. 1. Turbamento della sensibilità morale e dell’innocenza altrui, provocato da quanto può offrire o costituire esempio di vizio e di colpa con particolare riferimento alla concezione cattolica del peccato: dare s.; essere motivo di s.; la pietra dello s., il responsabile primo del male. Così, tra l’altro, il Devoto-Oli (Le Monnier, 2008). Parassita assai subdolo lo scandalo, che trova il suo habitat ottimale, humus fertile e fecondo, nel cervelluzzo cattolico. Tant’è l’ossessione per il turbamento che in tutti i documenti ufficiali (e non) della Chiesa – mi riferisco a quei documenti che promuovono l’occultamento di un crimine (più o meno grave) commesso da un appartenente al suo clero – c’è un abbondante ricorso al termine scandalo proprio a significare – e a mettere in guardia il già peccatore – il danno che altrimenti ne scaturirebbe, spesso incomparabilmente maggiore di quello già venuto alla vittima del crimine. È lo stesso Cristo a chiarire la faccenda (cfr. Mt. 18,6): «chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare». Il Catechismo, poi, a riguardo, pare ancor più esplicito. Alla domanda: «Come si evita lo scandalo?» (473/2284-2287); viene detto: «Lo scandalo, che consiste nell’indurre altri a compiere il male, si evita rispettando l’anima e il corpo della persona». Insomma, se un paio di suore vengono cacciate a calci in culo dal convento, nessuno deve sapere il motivo né – sia ben chiaro – dev’esserci protesta da parte delle cacciate, perché se qualcuno sapesse e, soprattutto, se – Dio non voglia – qualcuna di queste protestasse, si farebbe offesa nell’anima e nel corpo («lo scandalo – si legge nel Catechismo al numero 2285 – è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore» ). Incatenarsi, poi, ad un palo e gridare vergogna!” ad un santo superiore è offesa incommensurabilmente grave che scuote e induce «turbamento della sensibilità morale e dell’innocenza altrui». «Che scandalo!», avrà di certo gridato qualcuno dalla curia nel vedere quelle immagini… «Né prostitute, né violente, né ladre e né malate di mente», insomma, ma certamente scandalose e quindi, ipso facto, colpevole.
I tipi in gonnella nera, signori miei, saranno pure dei delinquenti, ma bisogna ammettere che per certe cose hanno un talento sublime.

e tu lo ignori…

MONT_franc.gif
Upupa, ilare uccello calunniato / dai poeti, che roti la tua cresta /
sopra l’aereo stollo del pollaio / e come un finto gallo giri al vento; /
nunzio primaverile, upupa, come / per te il tempo s’arresta, /
non muore più il Febbraio, / come tutto di fuori si protende /
al muover del tuo capo, / aligero folletto, e tu lo ignori.
( Eugenio Montale )

proposta indecente…

dipietro veltroni.jpg

«Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l’opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato…». È l’incipit di un post datato 11 maggio 2008 (roba vecchia, insomma), scritto dall’onorevole Di Pietro sul suo blog. Mi è capitato sotto gli occhi più o meno per caso. La faccenda – molti di voi l’avranno già capito – si riferisce alle dichiarazioni di Marco Travaglio fatte su Raitre nella trasmissione di Fabio Fazio a proposito del presidente del Senato, Renato Schifani. Se ve ne cale, il post lo trovate qui: é uno striminzito commento sui fatti che (al di la di com’è scritto) bene evidenzia un modo d’intendere del diritto, della libertà di stampa, della politica e della sintassi del tutto incompatibile con qualsiasi partito democratico. A voler essere forzatamente coincisi, la cosa mi pare possa risolversi con uno stringato inciso: fuori da ogni polemica, non mi sconvolge – nel modo più assoluto, direi – il fatto che l’Italia dei valori non abbia accattato di fondersi col Pd di Veltroni quanto piuttosto il fatto che quest’ultimo, accoratamente, gliel’abbia proposto.