
«È incredibile – dice un Berlusconi tutto indignato – che [Veltroni] si proponga come leader politico. Se sono confermate le notizie sulla bancarotta di Roma, dovrebbe ritirarsi». Si è passati ai colpi bassi, par di capire. A questo punto, per onestà, il buon Walter – al netto delle scontate promesse di “un autunno di contestazione”, dico – dovrebbe ammettere che puntare sulla pia speranza di un qualsivoglia cambiamento in Berlusconi sia stata una cazzata. Un’emerita cazzata. La (triste) realtà è questa: il leader del centrodestra si conferma quello di sempre anche se stavolta – e qui la novità – l’opportunismo, l’ipocrisia, l’arroganza, il cinismo che lo contraddistinguono hanno il consenso di una vasta platea che, per una rata di ICI in meno, legittima e autorizza quegli atteggiamenti come strumenti di governo. Il baratro che si è venuto a formare è incolmabile, la spaccatura, oramai, è larga, profonda e incontestabile: esiste un antiberlusconismo che Silvio stesso è costretto a tener vivo ché altrimenti dovrebbe, de facto, rinunciare a fare i cazzi suoi. E figuriamoci se il Cav ci rinuncia.











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