Archivio per giorni: 29 Luglio 2008

comunicazione di servizio…

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Sarò sincero: non è che ci ho capito molto. Capita spesso, a dire la verità. Ché ci sono delle cose che uno cerca di capire, si mette di buzzo buono, prova e riprova ma alla fine s’arrende. Ecco – lo dico con vergogna – alla fine mi sono arreso e ho cambiato l’indirizzo dei feed di feedburner ché quello di prima non mi s’aggiornava più. Perché? Boh?!? Non s’aggiornava. Punto. Quindi – e la faccio breve – diciamo che i feed di Diary sono stati rimessi a posto. Se v’interessa il nuovo link è questo qui. Aggiornate quello che dovete aggiornare, cliccate sui link in pagina, sull’iconcina che appare dopo l’indirizzo del blog sul vostro browser, insomma non lo so: fate quello che dovete fare – se lo volete fare – e spero che la cosa vi possa rendere felici.

…quanto coglione?

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Intervista gustosa assai quella rilasciata a la Stampa dal presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, Monsignor Elio Sgreccia. Il pensiero del prelato va dapprima contro l’adozione di bambini da parte di single o coppie non regolarmente sposate per poi soffermarsi ad attaccare la proposta di adozioni alle coppie gay che – a detta di Sua Eminenza: «sono coppie non capaci di sviluppare complementarietà: il bambino è impossibilitato a confrontarsi con la figura materna e paterna perché entrambi i genitori adottivi sono dello stesso sesso. Così si crea un grave impedimento alla maturazione regolare del figlio. L’identificazione manca e la legge produce una stortura non solo per la religione ma per la ragione». Insomma, a volerla dire con sgarbo: il bimbo viene su coglione. Chiaramente non è chiaro quanto coglione ché «è troppo semplicistico – scriveva Umberto Veronesi – ritenere che un bambino, per crescere in modo equilibrato, abbia bisogno della presenza di un padre e di una madre di sesso diverso. Nessuna ricerca scientifica dimostra che essere figli di omosessuali è pericoloso per l’acquisizione della propria identità di genere». E allora il dubbio resta: quanto coglione? Coglione, non furbo: non della furbizia – tanto per non fare nomi – del Monsignore.

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«Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. »

Stephen King, L’autunno dell’innocenza