Archivio per giorni: 4 Settembre 2008

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«Credo non ci sia più differenza, a un certo punto, tra abituarsi a fingere di credere e abituarsi a credere.
È la storia delle spie: si infiltrano nei servizi segreti dell’avversario, si abituano a pensare come lui, se sopravvivono è perché ci riescono, ovvio che dopo un poco passino dall’altra parte, che è diventata la loro. O come quelli che vivono soli con un cane, gli parlano tutto il giorno, all’inizio si sforzano di comprendere la sua logica, poi pretendono che lui comprenda la loro, prima lo scoprono timido, poi geloso, poi permaloso, infine passano il tempo a fargli dispetti e scenate di gelosia, quando sono sicuri che lui sia diventato come loro, loro sono diventati come lui, e quando sono fieri di averlo umanizzato, di fatto si sono rincagniti. »

Umberto EcoIl pendolo di Foucault – pag. 494

…un alibi

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Abbiamo modo di ritenere – sostiene il capo della polizia – che dietro la conduzione degli incidenti provocati dai tifosi napoletani ci sia l’influenza della criminalità organizzata”.
E ti pareva che a Napoli la criminalità non fosse “organizzata”? Sempre roba complessa da queste parti: mica quattro fessi criminali sfusi? o disorganizzati? Non sia mai detto.
Così, da lettore poco attento, (ché in certe cose non sono addentro, io) mi pare che a Napoli la criminalità organizzata sia sempre pronta a fare un favore alla polizia, a parare il culo agli insuccessi: “[m]i sembra un alibi” (on. Ignazio La Russa).
Vedete, l’ha detto financo il ministro. Salvo poi smentirsi, naturalmente.

“quando il cervello non funziona più”…

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«[L]‘idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo – grazie alla respirazione artificiale – è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente» (da “l’Osservatore Romano” – 3 settembre 2008). Insomma – e qui, davvero, c’è poco da scherzare – tra un po’ pretenderanno che il parametro biomedico per certificare la morte sia il tanfo della putrefazione che, si sa, è profumo per le loro narici sopraffini: ne vanno pazzi.