Daily Archive for novembre 24th, 2008

dice, era un paradosso…

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«Bernardo Provenzano si rigira tra le mani una cartolina di Padre Pio. Gli angoli sono un po’ spiegazzati, ma quando la ripone sul tavolo – con un movimento lento del braccio – l’immagine rimane bene in vista appoggiata alla parete sinistra della cella». Questo l’incipit dell’articolo pubblicato ieri da la Repubblica a firma di Paolo Berizzi. Titolo dell’articolo: “In cella con Provenzano tra santini e preghiere”. «Provenzano – si legge nell’articolo – passa le sue giornate a pregare, a leggere la Bibbia e a scrivere lettere alla moglie Saveria Palazzolo e ai due figli, Angelo e Paolo».
Il ministro Angelino Alfano, stamani, ha scritto al direttore di Repubblica manifestando la propria amarezza e inquietudine per il «quadretto agiografico» dipinto dal giornalista ché – sono le parole del ministro – « l’articolo, volente o nolente, finisce per dare al lettore una visione a dir poco distorta» di zu Binnu u tratturi. Berizzi, rispondendo al ministro, ha tenuto però a precisare che «un boss mafioso condannato a 12 ergastoli che trasforma la sua cella in una specie di cappella votiva è un paradosso». In soldoni? L’articolo di Berizzi mirava proprio nella direzione indicata dal ministro. Cazzo, era un paradosso! Davvero? E io che pensavo di stare a leggere il più tipico dei contesti antropologici cristiani. Tant’è che continuavo a ripetermi: “ah, se solo Provenzano avesse studiato in seminario”.

fatalità…

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Diecimila edifici non a norma, 24 su cento pare di capire (anche se Repubblica dice 6 su 10). Ce n’è, però, un 42% privo del certificato di agibilità statica . Un quadro di merda, insomma, e lui dice: «Credo che ieri il crollo della scuola di Torino sia stata una drammatica fatalità». Una fatalità, intesi? Tranquilli allora, la cosa non si ripeterà più. Le fatalità, del resto, non si ripetono. Per definizione. Ancora una volta, siate ottimisti. (Per definizione).

delle due l’una…

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«Io penso che ognuno di noi ha il diritto di autodeterminarsi e di esprimere cosa vuol fare nel caso si trovasse in condizioni che lo privano della sua identità e dignità. Ognuno deve essere libero di scegliere». Così, tra l’altro, Umberto Veronesi intervistato qualche giorno fa da il Corriere della Sera. Dice l’illustre oncologo: «Oggi la decisione di come e quando prolungare l’assistenza è completamente nelle mani dei medici, mentre invece è diritto inalienabile di ogni cittadino decidere se iniziare o quando lasciare il trattamento di sostegno». Insomma la posizione è chiara ed è, da quello che ricordo, la solita; quella, insomma, che il prof. Veronesi va affermando, con convinzione, da un po’ di tempo nei suoi interventi. «È data la possibilità al medico che ha in carico il paziente di non seguire le indicazioni di volontà anticipate, se questo contrasta con le sue convinzioni etiche, affidando il paziente ad altri medici». Bene direte voi, e allora? E allora? Leggetevi il titolo del Corriere e ditemi se a parer vostro non c’è contraddizione con quanto dichiarato dal professore. Delle due l’una: o il titolista è schifosamente fazioso oppure non c’ha capito un cazzo. Io protendo per la seconda ipotesi.

e smettetela…

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“Io – dice Berlusconi da Teramo – ho dei sondaggi strepitosi, imbarazzanti che mi danno al 72%”.
No, dico, ma non sarebbe ora di smetterla di imbarazzare il premier?

Allegria!

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È ora di rivalutare la merda.
E quando mai è stata svalutata?

Altan

«Le imprese si reggono sui consumi. È perciò sui consumatori che dobbiamo fare leva – dice il presidente Berlusconi parlando della crisi economica – perché le dimensioni della crisi dell’economia reale non siano estreme. Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia, guardando in faccia la realtà, come noi stiamo facendo». È l’ennesima dimostrazione che il premier medita di modificare e ridare vita all’art. 267 del codice di procedura penale. Sarà d’obbligo l’entusiasmo e, al limite, tollerabile una sorridente critica costruttiva. Altrimenti si rema contro, si “adopera[no] mezzi diretti a deprimere il corso dei cambi, o ad influire sul mercato dei titoli o dei valori, pubblici o privati”; non si è un buon patriota, insomma. Allegria!, mi raccomando. Anche se si sta affondando nella merda. Allegria!