
«Non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un’asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l’Argentina. »
versione 2.0

«Non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un’asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l’Argentina. »

«Porteremo sul tavolo una proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo. »

Ancora non s’è spenta l’eco del no alla depenalizzazione dell’omosessualità nei paesi dove questa è reato penale, ed eccoli a dire, nuovamente, no. Questa volta hanno preso di mira la convenzione Onu sui diritti dei disabili. Nel primo caso – la depenalizzazione dell’omosessualità, dico –, il principio sacro da non scardinare era il matrimonio, nel secondo caso, invece, c’è la faccenda della sacralità dell’embrione: se non si vogliano riconoscere all’embrione malformato gli stessi diritti del disabile, il disabile se lo può allegramente prendere nel culo; la Santa Sede non approva la convenzione e non la firma, anche se (soprattutto nei paesi in via di sviluppo) la disabilità è spesso sinonimo di esclusione all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Ma volete mettere tutto questo contro un principio non negoziabile? La Santa Sede non firma – hai voglia a criticarli. Il principio è salvo, il “non negoziabile” non si tocca: rutto libero in faccia ai ricchioni impiccati e ai disabili emarginati. Sua Santità avalla.

«Io per un mese ho lavorato con Gheddafi per scongiurare la guerra offrendo a Saddam Hussein un esilio dorato e garantito. Io ho convinto Bush, poi Saddam ha detto un no in definitiva a Gheddafi. Il perché, poi, lo abbiamo capito: quando si sarebbero scoperti, via lui, gli eccidi che aveva fatto, nessuno gli avrebbe potuto garantire l’impunità».
Piscia sulla bara di un morto, ma dice che è una pisciata dovuta, quasi indispensabile. Quest’uomo non conosce vergogna, non sa cos’è il pudore: mente sapendo di mentire. Al confronto quel contaballe di Pinocchio ci fa la figura del simpatico pischello… gli fa una sega, insomma.

«Questa sinistra non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. A promettere l’adeguamento dell’Iva sulle pay tv fu Romano Prodi». È Silvio in persona che da Tirana, tornando sul caso Sky, ci fa sapere che l’idea dell’aumento dell’Iva a Sky era cosa già pensata dal centrosinistra. Si, proprio quel centrosinistra che ha dovuto far le valigie e sloggiare perché schiacciato da un centrodestra che aveva promesso che non avrebbe mai più aumentato le tasse. È corretto far promesse sapendo di non poterle mantenere? Dice: ma noi non potevamo fare altrimenti, «non c’erano alternative, ce lo impone la Ue». Ma anche sulla questione di Rete4 la Ue ci sta randellando, o sbaglio? Insomma: è conflitto d’interessi adeguarsi alle normative europee, a corrente alterna, favorendo un’azienda del premier e svantaggiandone una concorrente o, pure questa volta, mi sbaglio?
Qui non si capisce più un cazzo e la cosa più avvilente è che il centrosinistra oramai è rassegnato: l’anomalia è talmente radicata, così intimamente accettata, che nessuno reagisce più, con sdegno, a certe prese di posizioni, a certe giustificazioni che fanno ridere i polli. «La colpa – dice Bersani – deve essere sempre di Prodi. Non vado neanche a controllare, tanto sono abituato a sentire queste cose». C’è rassegnazione e la certezza che oramai nulla può cambiare: il conflitto d’interessi è solo un argomento di comodo, da usare per far propaganda politica; nessuno più lo considera, davvero, un problema.
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