«Le leggi razziali furono provvidenziali per me,
ma anche per gli altri: costituirono la dimostrazione
per assurdo della stupidità del fascismo. Si era ormai
dimenticato il volto criminale del fascismo (quello del
delitto Matteotti per intenderci); rimaneva da vederne
quello sciocco. »
Primo Levi, 20 luglio 1975
«Oggi io, Papa della Chiesa di Roma,
a nome di tutti i cattolici, chiedo
perdono dei torti inflitti ai non cattolici
nel corso della storia.»
Giovanni Paolo II, 21 maggio 1995
“Qui si fa la storia con il senno di poi. Bisogna valutare – scrive Andrea Riccardi su Avvenire – le condizioni, le possibilità… La Chiesa del 1938, del 1943, non era la Chiesa di oggi. Inoltre, mi sembra che stiamo continuamente chiamando sul banco del correo la Chiesa per tutto, anche perché ormai nella crisi di tutte le istituzioni resta l’unica istituzione credibile e dunque vogliamo renderla imputata di tutto”. È – l’avete certamente intuito – la difesa alle accuse di Gianfranco Fini circa la responsabilità anche della Chiesa cattolica nei confronti dell’introduzione delle leggi razziali in Italia. Niente di nuovo: il discorso di Riccardi declina, in estrema sintesi, una dichiarazione (teoricamente valida) di Benedetto XVI fatta il 25 maggio 2006 davanti al clero riunito nella cattedrale di Varsavia: «Confessiamo i peccati individuali [ma] conviene guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora».
Ognuno di noi, quando emette un giudizio, è inevitabilmente condizionato dalla sua visione del mondo. Il pregidizio – capiamoci subito – non è un inconveniente, ma è una condizione di fatto che ci appartiene è – a volerlo definire – la lente deformante con cui commentiamo gli accadimenti del mondo. Hans Georg Gadamer – che su questo argomento ha scritto cose molto importanti – in Verità e metodo dice che il nostro problema non è tanto quello di eliminare i pregiudizi (le pre-comprensioni per dirla con Ratzinger), ma di abitarli con una certa saggezza proprio perché nessuno può prescindere dalla propria visione del mondo. Quando Ratzinger (e con lui Riccardi) attenua le scuse del suo predecessore in ordine alle colpe commesse dalla Chiesa dice, a voler essere rozzi assai, che va benissimo chiedere scusa (e ci mancherebbe) anche se è indispensabile non dimenticare la pre-comprensione: vivendo nel nostro mondo e avendo una certa visione delle cose non possiamo giudicare gli errori che sono stati commessi da gente che operava a partire da un’altra visione del mondo e quindi da un’altra pre-comprensione dei fatti.
Questo criterio, lo dicevo prima, è filosoficamente giusto ma in pratica irricevibile ché se lo dovessimo estendere, allora dovremmo chiedere alla Chiesa di non condannare Marx (ché viveva in una pre-comprensione differente del mondo), di non condannare Darwin (ché la sua visione del mondo, il suo modo di concepire il processo evolutivo, discendeva della cultura positivistica dell’ottocento) al limite di non condannare né Hitler né Stalin né Mussolini perché anche all’epoca c’era una pre-comprensione (umanistica) del mondo. Insomma, e qui la faccio breve, se si cerca di addomesticare la storia ai propri interessi politici e culturali, inevitabilmente poi, ci si ritrova a doverne dar conto e comunque una volta assunto il criterio, per così dire, giustificazionista della pre-compresinone, allora occorre giustificare tutto quanto accade nella storia e, comunque, accettarne le accuse da esse derivanti. È questione di coerenza e, soprattutto, di rispetto.
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