
Scrivevo ieri: “Cos’è che s’inventeranno adesso che la Corte europea ha respinto il loro assurdo ricorso? Qualcuno s’incatenerà con un sondino? e qualcun altro minaccerà d’affogarsi nell’acquasantiera? Aspettiamoci di tutto.” E a meno di 24 ore eccovi servito l’attacco. A parlare è “uno dei medici che hanno visitato Eluana Englaro” (per questi e per gli altri virgolettati qui riportati faccio riferimento a quanto pubblicato qui da Zenit) secondo cui “Eluana si trovava in uno stato vegetativo conclamato per cui non è stato possibile ottenere alcuna risposta consistente, ma alcune funzioni erano conservate”. Quand’è che Giuliano Dolce – così si chiama il neurologo, direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone – ha visitato Eluana? Quasi un anno fa, “lo scorso 18 gennaio”. E perché solo ora ha deciso di parlare? Mah. Evidentemente sperava di non farlo, sperava che qualcun altro avrebbe risolto il caso senza che lui dovesse rimetterci la faccia. La decisione di Strasburgo, evidentemente, lo ha costretto a venir fuori. Diciamo, comunque, che la sua uscita, come in una commedia, ha il tempismo buono del coup de théâtre.
Ma al di là di quelle che possono apparire semplici congetture, ciò che ha da dire il dott. Dolce sarebbe tanto importante da riuscire a stravolgere “la sentenza della Corte di Appello che autorizza a staccare il sondino e quindi far morire di fame e di sete la giovane in stato vegetativo”. Insomma, una così decisiva dichiarazione e il dottore mi parla solo adesso? E che cazzo! Se parlava prima risparmiava tanto lavoro alla Corte d’Appello e a quella di Cassazione. Non solo: Sacconi e il Parlamento evitavano di fare la figura di merda che hanno fatto e sor Giuliano poteva tenersi per se le immense cazzate con cui c’ha innaffiato per tutto questo tempo. Niente. Il dottore se n’è stato zitto zitto e solo adesso arriva e spara la sua bomba. E che bomba. Tenetevi, mi raccomando, ché l’onda d’urto è prepotente assai. Dice Dolce: “Eluana ingoia e ha sempre ingoiato la saliva e dalla anamnesi è risultato che nei primi anni veniva spesso alimentata per bocca dalla madre anche se la pratica richiedeva tempo. Per ragioni di praticità venne poi preferita esclusivamente la nutrizione attraverso sondino. Veniva poi riferito che da pochi mesi era ritornato il ciclo mestruale dopo anni dal momento dell’incidente”. Bum!
In pratica, direte voi, qual è la difesa? È il dottor Dolce che ce lo dice: “La sentenza del tribunale di Milano autorizza la sospensione delle terapie compresa la idratazione e la nutrizione artificiale e non certo quella naturale!”. Ecco il punto. Con una videofluoroscopia o una risonanza magnetica dinamica si riuscirebbe a capire se il corpo di Eluana Englaro possa essere nutrito per bocca: non si tratterebbe, insomma, più di un sondino e verrebbero così a cadere le obiezioni di chi si ostini a considerare accanimento terapeutico l’alimentazione e l’idratazione a mezzo di tubi e macchine.
Ma è davvero necessario tutto questo? Se, metti caso, la risonanza magnetica dinamica desse esito negativo, staccare tubi e pompe non sarebbe sempre omicidio? Insomma, la Corte d’Appello di Milano ha emesso una sentenza accettabile si o no? L’alimentazione e l’idratazione artificiali sono o non sono accanimento terapeutico? La risposta che darebbe il dottor Dolce (e con lui parecchi altri ancora) è no di certo. E allora? A che scopo tutto questo? La risposta pare scontata: visto come stanno le cose, qualsiasi cosa può servire per la “causa”; un tentativo non costa nulla, anzi. Intanto il tempo passa ed è possibile (auspicabile direi a questo punto) che sopraggiunga la morte naturale sicché sarà salva la volontà del magistero cattolico (e non quella degli Englaro).
“Prima di sospendere la nutrizione artificiale [...], è assolutamente necessario – dice il dottor Dolce – valutare bene le residue capacità funzionali della deglutizione con un particolare esame radiologico, anche perché ne deriva che il medico che applicasse il dispositivo della sentenza rischia di essere accusato di aver fatto morire di fame e di sete una grave disabile, capace di essere nutrita per via naturale. Oltre al reato di omicidio si configura anche quello aggravante di tortura di incapace.
In modo particolare la sete è intollerabile dopo uno o due giorni e tutti chiederebbero l’acqua, cambiando le disposizioni anticipate date decenni prima, o anche il giorno prima. Se si interviene con antidolorifici che potrebbero sicuramente alleviare il disagio, allora non si pratica più l’abbandono attivo, ma una eutanasia crudele perché l’evento morte non è immediato ma si prolunga nel tempo”. Siamo alle solite: pur di non ammettere la sconfitta sono disposti a tutto. Adesso il dottorino (quest’ennesimo carrierista che ha ben capito com’è che si fa strada qui in un’Italia) se ne esce e con un sofisma degno di San Tommaso vorrebbe esercitare un veto d’ostruzione all’attuazione delle disposizioni che Eluana Englaro ha affidato al padre. Da vomito.
A questo punto, viste le reazioni, gli sforzi e le forze messe in campo – è il caso di dirlo: uno che vuol decidere come e quando morire, qui in Italia, riesce a ferire un Papa più di un qualsiasi Mehmet Ali Ağca. (E pare che in questo caso non c’è Madonna di Fatima che riesca a deviare il colpo).
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