
“Un evento importante per l’ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano”. Così il quotidiano della Santa sede commenta l’entrata in vigore della nuova legge sulle fonti del diritto approvata lo scorso primo ottobre dal Papa, in sostituzione della legge fino a oggi vigente. Di che si tratta? Il Vaticano ha deciso di non voler recepire più le leggi italiane. “Più di un motivo – dicono dall’Osservatore Romano – sembra giustificare quest’ulteriore cautela nella recezione della legislazione italiana [...]. Ne indichiamo solo tre: in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme nell’Ordinamento italiano[...]; anche l’instabilità della legislazione civile per lo più molto mutevole e come tale poco compatibile con l’auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell’intelletto, cerca di per sé l’immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa”. Basta? Pare di si. Insomma unicuique suum, a ciascuno il suo. Certo. Ma solo sul versante legislativo. L’Otto per mille – quello che in tv dicono sia destinato ai poverelli negri con la bocca piena di mosche e che, invece, per oltre il 90 per cento serve solo ad ingrassare i parassiti da sagrestia, obesi, segaioli e certe volte pure cattivi fin dentro il midollo – mica lo sganciano. Quello se lo tengono stretto. Figuriamoci.











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