Daily Archive for dicembre 31st, 2008

guapparia…

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«Il suicidio di Nugnes lo leggo come un sussulto di dignità che probabilmente sarebbe mancato ad altri… Se l’avessi incrociato non avrei esitato a rimproverarlo bonariamente e a mollargli, pur maternamente, anche due sganassoni. »

Rosa Russo Iervolino, 31.12.2008

The same thing

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«If somebody was sending rockets into my house where
my two daughters sleep at night, I would do everything
to stop that, and would expect Israel to do the same thing. »

Potremmo stare qui a discuterne all’infinito, fino alla noia: non arriveremmo a niente. Le cose, a mio avviso, sono due: o si ammette che gli ebrei abbiano diritto ad uno Stato – e se lo ammettiamo bisogna anche porsi il problema di dov’è che vogliamo sistemare un popolo che ha antichissime radici storiche in quelle terre – o non lo si ammette. Tertium non datur. È chiaro che, nel primo caso, occorre che vi sia la convivenza – condizione che, pare di capire, i palestinesi rifiutano ostinatamente. Nel secondo caso, invece, non resta che lo scontro armato diretto. Scontro che, nel passato, ha sempre visto i palestinesi avere la peggio. Stando così le cose, possiamo dire che i palestinesi se la cerchino? Possiamo.
Onestamente, di fronte a ciò che sta avvenendo, col cuore gonfio assai dalle morti palestinesi, non riesco ad immaginare altra soluzione che la forza. Dati i precedenti – dopo 60 anni su quella terra, difesa a prezzo di moltissimi morti, gli israeliani la considerano la loro terra – considerando, soprattutto, che quella terra è stata ottenuta nell’ambito di un riassetto dell’area concordato in sede internazionale, io sto con gli israeliani. Ai palestinesi – ai quali non va bene nessun’altra soluzione che spazzare via lo Stato di Israele dal Medio Oriente – non resta che accettare il principio che nella regione anche Israele abbia il sacrosanto diritto di esistere: per come stanno le cose – viste le forze in gioco, dico – credo che sia soprattutto nel loro stesso interesse.

Extra Ecclesiam nulla salus. Ovvero, l’utile dei cazzi propri.

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«Credo che ci sia un Dio e che tutti noi siamo legati alla sua essenza. Sono cattolica e cristiana ma potrei benissimo essere buddhista perché il principio religioso, l’idea di Dio deve essere uguale per tutti; per questo non amo le regole che impone la religione. »

Giorgia, 30 dicembre 2008.

Speriamo.

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Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere

(Giacomo Leopardi)

Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere: Almanacchi per l’anno nuovo?
V.: Sì signore.
P.: Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
V.: Oh illustrissimo sì, certo.
P.: Come quest’anno passato?
V.: Più più assai.
P.: Come quello di là?
V.: Più più, illustrissimo.
P.: Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
V.: Signor no, non mi piacerebbe.
P.: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
V.: Saranno vent’anni, illustrissimo.
P.: A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
V.: Io? Non saprei.
P.: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
V.: No in verità, illustrissimo.
P.: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
V.: Cotesto si sa.
P.: Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
V.: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
P.: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
V.: Cotesto non vorrei.
P.: Oh che altra vita vorreste rifare? La vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
V.: Lo credo cotesto.
P.: Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
V.: Signor no davvero, non tornerei.
P.: Oh che vita vorreste voi dunque?
V.: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
P.: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
V.: Appunto.
P.: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
V.: Speriamo.
P.: Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
V.: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
P.: Ecco trenta soldi.
V.: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.