Daily Archive for gennaio 20th, 2009

speriamo, va’…

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La meteorologia non fa il tempo,
non decide quando splende il sole o quando piove,
ma aiuta a navigare. I marinai sanno che non si
governa il mare ma la nave, che si manovrano le vele
e non il vento.

Giulio Tremonti, La paura e la speranza

Le previsioni dell’Unione Europea sono molto negative. Giusto per dare qualche numero che più c’interessa, nel 2009, per l’Italia si stima un calo del Pil del 2%, un deficit al 3.8% e il debito che torna a crescere. Il primo semestre del 2009 – ha dichiarato Joaquin Almunia – “sarà la fase peggiore della recessione, quindi nella seconda metà dell’anno dovrebbe esserci una ripresa, anche se modesta e graduale”. Cazzi amari all’orizzonte, insomma. È vero, c’è chi sta peggio di noi: i limiti previsti dal trattato di Maastricht saranno abbondantemente superati anche da altri paesi. La Francia, per esempio, avrà un deficit al 5.8% mentre la Spagna, proprio ieri, è stata declassata nella solvibilità del proprio debito. Bruxelles – è questa l’impressione che si ricava dalla lettura dei giornali – approva le mosse del governo italiano e, strano a dirsi, il nostro paese appare più attrezzato di altri ad affrontare la crisi. Insomma, si può essere moderatamente ottimisti ché la merda, per ora, c’arriva sul mento e almeno possiamo respirare. Per ora. Ma, se possibile, continuare a consolarsi (come fa il ministro Tremonti) guardando alle difficoltà degli altri non è, a mio avviso, un buon modo per affrontare la crisi – fare il gallo sulla monnezza è sempre stato cosa deprecabile: “Sono soddisfatto, per me – ha confidato ieri ai suoi il ministro dell’Economia – è un bel riconoscimento e la Germania sta peggio di noi”. Sarebbe interessante (e proficuo) – giusto per precisare – che anche sulle scelte economiche (finora nella giusta direzione ma insufficienti) si aprisse un confronto politico serio e s’iniziasse a parlare di riforme oramai non più rinviabili (vedi pensioni). Insomma, per farla breve, si potrebbe approfittare della crisi per mettere le mani nella merda e cercare di sturare il tappo prima che sia troppo tardi. Ma – e questo sia detto a mo’ di chiosa – qui si ha la sensazione che la principale preoccupazione del ministro dell’economia sia più quella di consegnare se stesso alla storia piuttosto che discutere realmente dell’andamento dell’economia italiana. Sbaglio? Speriamo, va’.

in futuro vedremo…

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«Città come Torinoha dichiarato il cardinale Severino Poletto – sono abitate per l’80-85% da cristiani battezzati, non mi sembra che i tempi siano maturi per far sorgere minareti accanto ai campanili, se non altro per il rispetto delle percentuale. In futuro vedremo».
Quei quattro gatti dei mussulmani torinesi possono – è concessione del cardinale, si badi – tranquillamente andarsi a infognare in acconci luoghi di preghiera (“in futuro vedremo” ), a patto però che le sale siano non visibili all’esterno e, soprattutto, siano “senza minareti”: «Se per moschee – dice l’alto prelato – si intendono sale dove i musulmani possano professare il loro culto senza offendere nessuno, non posso che essere d’accordo; se invece si pensa a minareti, chiedo al sindaco di guardare bene nel piano urbanistico». Il cardinale – lo si capisce chiaramente – è preoccupato, il minareto gli da soggezione assai. Andassero a scassare la minchia – i quattro gatti dei mussulmani torinesi, voglio dire – da qualche altra parte (“in futuro vedremo” ), si togliessero dalle palle, grazie. A Torino soprattutto.
Dispera il prelato? No, assolutamente ché nel mentre lui s’appresta a piantare i paletti, il sindaco, prontamente, lo rincuora. D’altronde se Chiamparino («un uomo con ottimi rapporti con i cattolici ma serenamente ateo» ) vuole l’appoggio di una consistente fetta di quell’80-85%, deve rifiutare gli elementi che rischiano di corrompere il pacchetto di voti dall’esterno, perché pare che la legge dell’entropia dia la secolarizzazione inesorabilmente vincente. Insomma, al cardinale ne è bastato piantare uno di paletto che quell’altro subito gli ha risposto: «Il problema non esiste al posto del cardinale non mi preoccuperei e, se mi consente la battuta, ogni giorno ha la sua pena». “In futuro vedremo”, insomma.