“Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”. Sono 60 persone a sottoscrivere l’accusa – l’ennesima direte voi – contro i sacerdoti dell’Istituto Antonio Provolo di Verona. Bambini e bambine con difficoltà nell’udito e nella parola che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.
Oramai, per trovare il marcio, non occorre più scendere nella fogna della Storia della Chiesa: la merda emerge dal tombino – oh, resurrezioncina! – da sola, saltella e zampilla come l’acqua nella fontana di Trevi. Vabbe’, lasciamo perdere: veniamo al merito. Le accuse parlano di abusi che sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984: «I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma – si legge nell’articolo de l’Espresso – sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell’Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo». Mah. E che vuoi commentare: al momento, il mio granitico garantismo non mi permette di esprimere pareri al riguardo. Però – sia chiaro – v’invito a considerare seriamente il fatto che possa trattarsi dell’ennesima calunnia ordita ad arte dalla lobby laicista che – lo sanno tutti, oramai – addestra bambine e, soprattutto, bambini per questo schifoso fine. Che poi uno legge Messori e ripete con lui, a mo’ di rosario, che la pedofilia sta in ogni “categoria”, gli idraulici, i taglialegna, i notai, ecc. E uno non può fare a meno di chiedersi: ma dove cazzo stanno tutti ’sti notai pedofili? Nei conventi?
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