
Vauro è vignettista sgradevole assai che fa satira greve, pesante, cattiva, di una volgarità indifendibile. E però, proprio per questo – per la sua volgarità al limite della decenza, dico –, Vauro va difeso a spada tratta ché la satira non può essere assoggettata – per definizione, direi – ai limiti del consentito; lo diceva un grandissimo uomo di teatro: “Prima regola: nella satira non ci sono regole”. Anzi, se ci sono dei limiti (o, peggio, se qualcuno pretende che ci siano) chi fa satira deve avere il cattivo gusto di oltrepassati. E questo penso sia fondamentale.











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