Monthly Archive for agosto, 2009

un volto vivo e mutevole…

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È difficile dire la verità, perché ne esiste sì una sola, ma è viva e possiede pertanto un volto vivo e mutevole.

Franz Kafka

lo è ancor di più…

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«Sento la rabbia che mi mangia il cuore e l’anima
ma tanto non c’è nulla da fare, in questo Paese
la giustizia non funziona
».

Letizia Lopez, sorella di Rosaria, la vittima del Circeo

Pare chiaro che per i parenti delle vittime nessuna pena detentiva, manco la più lunga, possa essere ritenuta sufficiente per rieducare il colpevole – ché un mostro, per questi, resta sempre un mostro. Anche a 30 anni di distanza dal delitto. È incivile – me ne rendo conto, sia ben chiaro – ritenere che un individuo, dopo tutto questo tempo, non sia necessariamente cambiato; ma lo è ancor di più se, interpellato sulla vicenda, dai microfoni di un telegiornale, ad esserne fermamente convinto – per “convinzione professionale”, oserei dire – è un notissimo avvocato penalista.

la verità…

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Se è vero che la verità rende liberi, essa può anche creare un mare di guai. Per quanto il suo nome possa suonare dolce all’orecchio, la verità è sgradevole fin troppo spesso, e imbarazza. Contro di essa scendono in campo le armate dei luoghi comuni. Contro di essa marciano le legioni di quanti traggono profitto da verità utili. E tuttavia, se mai fosse possibile, è necessario dirla.

Salman Rushdie

[...]

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Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri).

Immanuel Kant

l’ultima…

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“Quando [...] Giordano divenne direttore del Giornale, tutti a dirmi: tu hai chiuso. Invece questa rubrica, che da anni scorrazzava impunita in questa prima pagina, non solo fu mantenuta, ma divenne ancora più libera, persino troppo, un caso praticamente unico nel panorama nazionale. E siccome si vive una volta sola, io, che a dire «grazie» mi viene un’emiparesi facciale, oggi gli dico: grazie. Non me ne hai mai censurata una e non mi censurerai neanche questa, l’ultima.”

Filippo Facci, Il Giornale

Io, per me, gli credo…

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L’«Occidente a occhi chiusi che fa finta di non sentire le grida come avveniva durante la deportazione degli ebrei». Così monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua, in relazione ai tragici fatti accaduti ai migranti eritrei partiti dalla Libia in 78 e arrivati in 5 a Lampedusa. Come non credergli? Io, per me, gli credo. Anche perché l’arcivescovo è uno che fa parte di quell’organizzazione – la Chiesa, voglio dire – che nel periodo dell’Olocausto ha sfornato due pontefici – Pio XI e Pio XII – che hanno dato il meglio del loro amore ai “fratelli maggiori”. C’è da credergli. Io, per me, gli credo.

e non dico altro…

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L’Inno di Mameli – fuor di retorica – è brutto assai: una marcetta buona solo per le partite di calcio ché quel papapà-papapà può dar brividi e solluccheri solo ad un popolo di debosciati. Il Va’ pensiero di Verdi, invece, è tutt’altra storia: testo ispiratissimo, musica deliziosa: come inno – diciamocelo con franchezza – sarebbe assai preferibile al primo. Ha dalla sua un solo pesantissimo difetto – difetto che, dispiace dirlo, mi fa preferire il primo a quest’ultimo: piace assai agli amici di Bossi. E non dico altro.

[...]

Ora: avessero il coraggio di dire quello che pensano una volta per tutte, cioè che vogliono ridiscutere la Legge 194, abrogarla, limitarla, appunto sabotarla. E invece no. Fanno una cosa per ottenerne un’altra, ma la verità è trasparente come solo i numeri sanno essere: in Italia è in corso un’offensiva che mira a ridimensionare la legge 194 e a confondere le acque raccontando anche sonore bugie. [...] Questa offensiva è condotta da una casta numericamente modestissima che frequenta gli snodi dell’informazione, è una lobby che auspica ipocriti «miglioramenti» a una legge che vorrebbero solo abbattere, vi raccontano e racconteranno un sacco di balle. I nomi sono noti. Non credete a quello che dicono. Pensate con la vostra testa e con una coscienza che è solamente vostra, non ha bisogno di ambasciatori in folgorazione pre-senile.

Filippo Facci, il Giornale

Nulla dovrebbe cambiare…

Nulla dovrebbe cambiare rispetto a prima, tranne un discreto aumento di casi di pestaggio di gruppi di tre persone. Tre tizi maggiorenni, con con la fedina penale candida, se ne andranno in giro armati di pettorina catarefrangente e telefonino nella buia notte a caccia di spacciatori, di sfruttatori e di ladri d’auto – convinti d’essere volontari della sicurezza. Speriamo solo che queste triplette della sicurezza, sguinzagliate nella solitudine della notte, non incroceranno mai né spacciatori, né sfruttatori né, tanto meno, ladri d’auto ché altrimenti a gruppi di tre saranno di sicuro vittime di sanguinosi pestaggi. Basterà massacrarne ben benino un paio di triplette e, in men che non si dica, o passerà la voglia a tutti di andarsene in giro nella notte nera a beccarsi mazzate da orbi o avremo l’ennesima professionalizzazione di un volontariato cui, come sempre capita, non basterà (solo) la volontà: una posta del bilancio pubblico dovrà pagare almeno le assicurazioni e i telefonini (oltre che le lavanderie per lavare il sangue dalle pettorine).
Ho paura a liquidare la faccenda come l’ennesimo atto ridicolo e grottesco di questo governo ma davvero non trovo altro registro. D’altro canto si sa: il ridicolo, in questo paese, ha sempre la meglio. Purtroppo.

che sagoma…

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È una sagoma, il Berlusconi. Sarà pure un affabulatore di discreta classe, non eccelsa ma discreta; di certo è l’uomo più ricco d’Italia ma certe volte mi fa delle figuracce da quattro soldi. Ieri l’altro, per esempio.
L’avevo lasciato tutto trionfante – da un po’ di giorni s’era allentato quell’accanimento morboso contro di lui e la sua vita privata e pubblica. Fino a martedì – dicevo – sembrava uno di quelli che ti mettono sotto il muso uno di quei catorci da museo, come se ti stessero proponendo un affarone. Diceva di voler passare l’estate con la famiglia tutta unita (quel che resta, ovviamente) ché gli scandali lo stavano martoriando nei sondaggi (l’ultimo sondaggio ha registrato un calo del 13% di popolarità tra le donne adulte) e c’era da correre ai ripari ma… è bastata un’intervista [*], una semplice intervista rilasciata dalla figliola per affossarlo di nuovo e rilanciarlo nel frullatore politico-mediatico che, senza giri di parole, l’ha subito definito “un gran porco” [*] malato, per giunta, di [*] “libidine geriatrica”. Insomma – e qui la faccio breve – s’era appena fatta una doccia per togliersi la merda di dosso; il tempo d’asciugarsi e… puf! altra merda. Bella fumante, per giunta.
E lui, sempre più ferito, che si lascia scappare [*]: “che amarezza. Nessuno mi ha avvertito. Un colpo a freddo” – ché sarà prassi comune avvertirlo prima di pubblicare qualche cosa sul suo conto? Vabbe’, non divaghiamo: se l’ha detto, vorrà dire che una ragione c’è.
Dice che poi di sera – la sera di martedì, voglio dire –, “dopo un giro di consultazioni con i più fidati consiglieri, Nicolò Ghedini in testa”, sia stato indotto a chiedere alla figlia di smentire parte dell’intervista con alcune precisazioni.
Fermatevi, per favore – e riflettete un pochino: non fosse il Presidente del Consiglio, dite, non considerereste questo un comportamento da mentecatto? Uno che prima di parlare con la figlia deve consultarsi con Ghedini è uno che va compatito. Sarà pure l’uomo più ricco d’Italia, un affabulatore di discreta classe – dicevo – ma certe volte mi fa delle figuracce da straccione. Che sagoma.