
Oggi la Chiesa ricorda Santa Teresa di Gesù Bambino, carmelitana del monastero di Lisieux. La sua testimonianza mostra che solo la parola di Dio, accolta e compresa nelle sue concrete esigenze, diventa sorgente di vita rinnovata. Alla nostra società, spesso permeata di una cultura razionalistica e di un diffuso materialismo pratico, la piccola Teresa di Lisieux indica, come risposta ai grandi interrogativi dell’esistenza, la ‘piccola via’, che invece guarda all’essenziale delle cose.
“Per molto tempo, all’orazione della sera, il mio posto era davanti a una sorella che aveva una strana mania, e penso… molte luci, perché si serviva raramente di un libro: ecco come me ne accorgevo. Appena questa sorella era arrivata, si metteva a fare uno strano rumorino che somigliava a quello di due conchiglie strofinate l’una contro l’altra. Io ero la sola ad accorgermene, perché ho l’orecchio estremamente fino (un po’ troppo a volte). Dirle, Madre, quanto quel rumorino mi dava fastidio è cosa impossibile: avevo una gran voglia di voltare la testa e di guardare la colpevole che, sicuramente, non si accorgeva della sua mania. Era l’unico mezzo per illuminarla; ma in fondo al cuore sentivo che era meglio soffrire tutto questo per amore del buon Dio e per non dar dispiacere alla sorella. Quindi restavo tranquilla, cercavo di unirmi al buon Dio, di dimenticare il rumorino… Era tutto inutile, sentivo il sudore che mi inondava ed ero costretta a fare semplicemente un’orazione di sofferenza; ma pur soffrendo, cercavo il mezzo di farlo non con irritazione, ma con gioia e pace, almeno nell’intimo dell’anima. Allora mi sforzavo di amare il rumorino così sgradevole; invece di cercare di non ascoltarlo (cosa impossibile) mettevo tutta la mia attenzione ad ascoltarlo bene, come se si fosse trattato un incantevole concerto, e tutta la mia orazione (che non era quella di quiete) trascorreva nell’offerta di quel concerto a Gesù.”

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