Monthly Archive for novembre, 2009

“Io – ha dichiarato Brunetta [*] – sono più rigorista di Tremonti, ma nel rigore si può fare lo sviluppo: io queste cose le conosco bene perchè io sono un economista, Tremonti non è un economista”.
Senza star qui a far troppi giri di parole: Brunetta ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo.

Accettando di essere candidato del Partito radicale nelle prossime elezioni per il parlamento nazionale e europeo, so di contraddirmi rispetto a dichiarazioni che anche recentemente ho fatto sulla mia vocazione di essere soltanto scrittore. Ma un uomo vivo ha diritto alla contraddizione. Mi piacerebbe anzi che l’epigrafe sulla mia vita fosse semplicemente questa: “Contraddisse e si contraddisse”. Una contraddizione, appunto, in nome della vita, della speranza.

In prima pagina su La Stampa di stamani [*], rubricata come Rivelazione, si legge: “Papa Wojtila si flagellava per penitenza. La suora-governante: a Castel Gandolfo sentivo l’eco dei colpi dalla mia stanza”. Ammesso e concesso che la mortificazione di sé stessi sia un diritto inalienabile, e libera sia la scelta del piercing clitorideo o delle frustate, non si capisce perché la pratica – nella fattispecie frustarsi a sangue, non il piercing clitorideo – sia stata tenuta nascosta per tutto questo tempo.
Di Wojtila, ricordo al lettore, c’hanno raccontato di tutto; nei giorni che precedettero la sua morte, tanto per dire, mancava poco che Vespa non ci mostrasse, uno a uno, i peli del suo – di Wojtila, intendo – santo culo. Vuoi vedere che le frustate del papa imbarazzano i santi palazzi? e che ’ste pratiche di mortificazione corporali tanto care ai numerari dell’Opus Dei, sotto sotto, non sono altro che un banale capriccio di “vanitas”?

Schifani – il presidente del Senato, avete presente? – prima evoca elezioni anticipate e poi assicura che «la maggioranza è coesa e si va avanti senza il voto». Il premier – Berlusconi, dico – e Lega che continuano a diffidare di Gianfranco Fini. Metti poi: il caso Cosentino, la giustizia, Tremonti, i processi, il divorzio… . C’è, a farla breve, un tal marasma che prima o poi accadrà – statene certi – che il marinaio mi vomiterà nel maestrale.
Alla base di tutto? L’illusione di voler tenere assieme sostanze tra le quali v’è una naturale repellenza. Come tra acqua e olio, per esempio: il meglio che si può ottenere in questi casi è un’emulsione, ma sempre grazie ad un emulsionante – roba, per farla semplice, che è in grado di facilitare la dispersione della fase dispersa in quella disperdente; vogliamo chiamarlo – l’emulsionante, dico – Gianni? E chiamiamolo Gianni.
Un’emulsione di acqua e olio avrà, così, un aspetto omogeneo e lo conserverà finché dura l’azione dell’emulsionante, ma in realtà nel recipiente sempre acqua e olio ci sono.
Leggo in giro molte autorevoli penne gravide di avvilimento e sdegno per le dichiarazioni del pentito Spatuzza [*] e le ripercussioni che queste potrebbero avere sulla stabilità del Governo. Stronzate. Fossi in Berlusconi – così, a naso – mi preoccuperei più degli schizzi di sangue e di merda che s’alzeranno con la questione dell’eredità e dei conti all’estero [*].

Torno su una questione che ho già affrontato in uno dei post precedenti per una breve in cronaca apparsa su la Repubblica, di stamani: “Brianza, sindaco multa i presidi che non appendono i crocifissi” (la Repubblica, pag. 23 – quasi più lungo il titolo dell’intero articolo).
A mo’ di nota: se la religione fosse limitata alla sfera del privato, l’intera vicenda del crocifisso appeso ai muri delle aule scolastiche, sarebbe inconsistente; il groviglio di accuse e risentimenti sollevati dalla sentenza dell’Unione Europea sarebbe sciolto, anzi, non farebbe affatto groviglio, ché se uno Stato deve assicurare a tutte le confessioni religiose parità di diritti (per aver rinunciato ad avere – appunto – una “religione di Stato” ), imporre il confino alla sfera privata della religiosità, a me – fuor d’ironia – pare la soluzione più sensata – oltre che l’unica praticabile. Basterebbe – a voler esemplificare il concetto – che s’applicasse lo stesso principio che viene applicato alla vita sessuale¹ : puoi scopare come ti pare, ma non in un luogo pubblico.
Purtroppo, però, sono in molti a scartare a priori l’eventualità di confinare la religione alla sola vita intima dell’individuo, perché l’ipotesi è considerata laicista. E allora, visto che dobbiamo scartare la più ragionevole delle ipotesi, tutti dovrebbero tollerare tutto: via i crocifissi dai luoghi pubblici. Senza scassare il cazzo a nessuno.
¹ Del resto religione e sesso non sono forse aspetti fondamentali della vita più intima di un individuo?

Stefano Cucchi è morto perché “anoressico, drogato e sieropositivo”. E, ancora: “era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili”. [*]
Si tratta delle dichiarazioni fatte dal sottosegretario Giovanardi a “24 Mattino” su Radio 24.
Ora, qui – su questo blogguccio, dico – si è soliti non commentare queste schifezze ché non è affatto bello maramaldeggiare. Infierire, poi, su certi personaggi è da poveracci. Vabbe’, lasciamo perdere, sennò comincio a farci un pensierino…
A margine, però, farei osservare all’affezionato lettore che il sottosegretario Giovanardi è quello che ha promosso il test volontario antidroga per i Parlamentari; test che – sono parole dello stesso sottosegretario – ha lo scopo di dire ai cittadini “io faccio il legislatore e devo essere una persona equilibrata”. Col massimo rispetto, la palindromica equazione che “chi non si droga è equilibrato” è una equazione del cazzo ché Giovanardi, tanto per dire, è risultato negativo al test.

«Questa è una mia idea ma non l’ho disegnata io. Ma guarda che roba…com’è fatta. Questo è un mio amico che me l’ha fatta. Che mi fa tutte le cose…io mi faccio una doccia anch’io… e poi, poi mi aspetti nel lettone se finisci prima tu?»
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