
Torno su una questione che ho già affrontato in uno dei post precedenti per una breve in cronaca apparsa su la Repubblica, di stamani: “Brianza, sindaco multa i presidi che non appendono i crocifissi” (la Repubblica, pag. 23 – quasi più lungo il titolo dell’intero articolo).
A mo’ di nota: se la religione fosse limitata alla sfera del privato, l’intera vicenda del crocifisso appeso ai muri delle aule scolastiche, sarebbe inconsistente; il groviglio di accuse e risentimenti sollevati dalla sentenza dell’Unione Europea sarebbe sciolto, anzi, non farebbe affatto groviglio, ché se uno Stato deve assicurare a tutte le confessioni religiose parità di diritti (per aver rinunciato ad avere – appunto – una “religione di Stato” ), imporre il confino alla sfera privata della religiosità, a me – fuor d’ironia – pare la soluzione più sensata – oltre che l’unica praticabile. Basterebbe – a voler esemplificare il concetto – che s’applicasse lo stesso principio che viene applicato alla vita sessuale¹ : puoi scopare come ti pare, ma non in un luogo pubblico.
Purtroppo, però, sono in molti a scartare a priori l’eventualità di confinare la religione alla sola vita intima dell’individuo, perché l’ipotesi è considerata laicista. E allora, visto che dobbiamo scartare la più ragionevole delle ipotesi, tutti dovrebbero tollerare tutto: via i crocifissi dai luoghi pubblici. Senza scassare il cazzo a nessuno.
¹ Del resto religione e sesso non sono forse aspetti fondamentali della vita più intima di un individuo?











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