
In prima pagina su La Stampa di stamani [*], rubricata come Rivelazione, si legge: “Papa Wojtila si flagellava per penitenza. La suora-governante: a Castel Gandolfo sentivo l’eco dei colpi dalla mia stanza”. Ammesso e concesso che la mortificazione di sé stessi sia un diritto inalienabile, e libera sia la scelta del piercing clitorideo o delle frustate, non si capisce perché la pratica – nella fattispecie frustarsi a sangue, non il piercing clitorideo – sia stata tenuta nascosta per tutto questo tempo.
Di Wojtila, ricordo al lettore, c’hanno raccontato di tutto; nei giorni che precedettero la sua morte, tanto per dire, mancava poco che Vespa non ci mostrasse, uno a uno, i peli del suo – di Wojtila, intendo – santo culo. Vuoi vedere che le frustate del papa imbarazzano i santi palazzi? e che ’ste pratiche di mortificazione corporali tanto care ai numerari dell’Opus Dei, sotto sotto, non sono altro che un banale capriccio di “vanitas”?
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