Monthly Archive for gennaio, 2010

piovono pentiti…

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«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella». Il resto della deposizione [¹] di questo illustre pentito la si trova qui.

[¹] Deposizione che, nel dettaglio, mostra una strategia che, almeno per sommi capi, era evidente già da parecchio tempo.

il clima di odio…

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«Meno immigrati significa meno criminalità».

Silvio Berlusconi, 28.01.2010

«Io voglio bene a tutti, voglio il bene di tutti, non capisco perchè mi odino così»

Silvio Berlusconi, 14.12.2009

si flagellava…

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Slawomir Oder, postulatore della causa di beatificazione di Karol Wojtyla, nel suo libro – titolo dell’opera: Perché è santo per i tipi di Rizzoli – ci rivela che il Santo Padre si flagellava: «Era lui stesso a infliggere al proprio corpo disagi e mortificazioni… Non di rado passava la notte coricato sul nudo pavimento». Ancora: «Nel suo armadio, in mezzo alle tonache, era appesa sull’attaccapanni una particolare cintura per i pantaloni, che lui utilizzava come frusta e che faceva portare sempre anche a Castel Gandolfo».
L’abitudine del papa di infligersi mortificazioni corporali, però, sui giornali (stranamente? ) passa in secondo piano. Tra le rivelazioni nel libro, infatti, fa più rumore una lettera con cui il pontefice, stanco e malato, firmava le sue dimissioni. Cioè: su un piatto della bilancia, il disagio esistenziale con tutte le sue manifestazioni autolesionisctiche e, sull’altro, la rinuncia ad un incarico per gravi motivi fisici. E questi che fanno? Mi fanno pendere la bilancia dal lato più logico – le dimissioni, per un soggetto anziano sottoposto a forti carichi psicofisici, mi sembrano un fatto ovvio e condivisibile. Vuoi vedere che siamo diventati insensibili? o – chiedo ancora – che ’ste frustate non sono altro che un banale capriccio di “vanitas” che, come tale, imbarazzano i santi palazzi?

27 gennaio

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Il che è tutto dire.

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Io sono il Gesù eterno, cioè il sacro verbo rinato con ossa e carne” e, ancora, “tutto il mondo sarà distrutto entro questo secolo”, e vabbe’, siamo al delirio, e a noi non ci viene né caldo né freddo – figurarsi: abbiamo talmente tanto pelo folto sullo stomaco, noi. Ma quando il lupo grigio ha il coraggio di dire che “la Bibbia è piena di errori” e aggiunge “Io scriverò la Bibbia perfetta” il tipo mi diventa talmente ridicolo e buffo che al confronto Bossi, quando parla di riforme per il federalismo, ci guadagna un profilo da gigante del pensiero. Il che è tutto dire.

[...]

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«Mi guardo un momento dentro allo specchio, poi giro la testa e provo a camminare, provo ad arrivare in fondo a questa giornata, sperando che è l’ultima, sperando che il patreterno mi fa la grazia di finirla una volta per tutte questa tarantella.»

Andrej Longo, Dieci, Adelphi

il sassofono favorisce gli emboli

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Su quanto sta accadendo in queste ore a Rosarno, il ministro degli interni Roberto Maroni ha dichiarato: “È una situazione difficile come in altre realtà perché in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un’immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazioni di forte degrado come quella di Rosarno.” Sì, avete capito bene, siamo stati troppo tolleranti e quelli si sono presi la cunfrenzia; la colpa è degli immigrati, degli sfruttati, dei maltrattati, dei bersagli umani, di chi altri se no?
Umilmente chiedo: quand’è che ci decidiamo a ucciderli tutti? Magari – è il consiglio rispettabilissimo di Gilioli – crocifiggendoli “lungo la via Appia da Capua a Roma”?

Al tempo di Maurizio Costanzo a Buona Domenica la mia era una semplice congettura; adesso, invece, lo posso affermare con certezza: suonare il sassofono favorisce gli emboli.

ci sono…

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Ci sono giorni in cui, pur volendo, non riesci a scrivere niente.

magi (ossia astrologi)

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Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. »

Matteo 2,1-12

“…la nostra speranza non fa conto su improbabili pronostici.”

Benedetto XVI, 03.01.2010